(sintesi a cura di Maurizio Vitali)GABRIELE
MARINONI (Educatore cooperativa La linea dell'arco di Lecco)
Il progetto di cui parlo si pone all'esterno della scuola, promosso dal comune di Galbiate
(LC) e dalla cooperativa La linea dell'arco. Si chiama "Sottosuono" ed è nato
nel 1996 all'interno di un centro di aggregazione per far emergere, riconoscere,
valorizzare e mettere in circuito le esperienze di gruppi musicali giovanili.
L'iniziativa si gioca su due livelli: da un lato il livello di chi lo promuove, un gruppo
di ragazzi del C.A.G. aiutati da educatori e dall'altro lato un livello più operativo,
direttamente autogestito dai gruppi.
Il progetto si è sviluppato a partire da una rilevazione dei gruppi esistenti in
provincia di Lecco, fino alla creazione di una banca dati e di un sito internet che
presenta la realtà di tutti i gruppi che hanno aderito all'iniziativa. Quindi la
promozione di rassegne in circuito e la creazione di una collana di dieci CD coprodotti
dai gruppi anche attraverso un finanziamento parziale dell'Amministrazione Provinciale di
Lecco.
L'ultimo CD, che viene realizzato in questi giorni, è una compilation realizzata sulla
base di composizioni originali inerenti al tema delle nuove droghe sintetiche.
Un'unica riflessione conclusiva: lavorare sulla musica giovanile significa intervenire su
un terreno dei ragazzi, implica quindi la necessità di mettersi in ascolto e la capacità
di riuscire ad aprire un dialogo con loro.
ANGELO RIVA (Presidente cooperativa C.R.A.M.S. di Lecco)
Il C.R.A.M.S. di Lecco è un'agenzia educativa extrascolastica che ha spinto nei suoi
venti anni di attività per una maggior apertura della scuola verso i problemi del
territorio e della società. Da questo punto di vista la riforma in atto è letta
positivamente anche se andrà verificata la sua modalità di attuazione. A strutture come
la nostra questa nuova realtà chiede di ridisegnarsi e di cambiare per poter far fronte
al futuro scenario dell'educazione e della cultura musicale che va modificandosi.
Il concetto di cultura di base che la nostra struttura ha messo al centro della sua
esperienza sembra essere stato raccolto e rilanciato da questa riforma, insieme
all'apertura al sociale, anche questo elemento caratteristico della nostra come di altre
storie di scuole popolari di musica in Italia. E' come se la nostra missione sia stata in
un certo senso recepita a livello istituzionale e promossa oggi nel suo significato
culturale e politico.
I cambiamenti in atto saranno forieri di concorrenzialità tra pubblico e privato, ma
anche occasione di nuove opportunità per tutti. In questo senso occorre ridefinire nuove
strategie di collaborazione, che, per noi richiedono la messa in campo di competenze tra
cui il coordinamento dell'offerta musicale, la progettazione di interventi territoriali
complessi, l'intervento nella formazione e nell'aggiornamento dei docenti, l'avvicinamento
alla culture musicali giovanili, la promozione del benessere e prevenzione del disagio, le
collaborazioni con iniziative laboratoriali presenti nei diversi ordini di scuole,
l'offerta di competenze musicali specializzate. Una funzione quindi di cerniera tra
domanda di progettualità-intervento e un'offerta formativa innovativa e organizzata.
FABIO DOVIGO (Università di Padova)
In un lavoro di ricerca sull'educazione musicale svolto a Bergamo per conto
dell'Università di Padova con ragazzi che hanno terminato il ciclo dell'obbligo risulta
come nella scuola media le attività principali restano "suonare il flauto",
"studiare la storia della musica e la vita dei musicisti" e "la teoria
musicale". Questi insegnamenti sono in massima parte considerati dai ragazzi inutili
per la vita futura, anche se per molti intervistati l'attività di educazione musicale in
sé non è dispiaciuta.
La musica è comunque fuori dalla scuola e quanto si realizza in classe ha poco a che
vedere con quell'indispensabile esperienza che si realizza all'esterno. Molti ragazzi
desidererebbero imparare a suonare uno strumento anche se affermano di essere bloccati dal
poco tempo a disposizione e dalla fatica che presuppone un tale impegno.
Gli insegnanti di educazione musicale sono riconosciuti per la loro motivazione nel
lavoro. Per un ampio gruppo di docenti, come già accadeva per i ragazzi, la musica è
soprattutto quella fuori dalla scuola, c'è però un altro gruppo per cui la musica è
anche dentro la scuola e per cui il coinvolgimento professionale si sviluppa
principalmente all'interno dell'esperienza scolastica.
La musica è considerata dai ragazzi una materia di secondo piano anche se la maggioranza
reputa che questa attività didattica dovrebbe essere riorganizzata ed acquisire una
maggiore importanza. Per gli intervistati la musica potrebbe svilupparsi anche in spazi
extrascolastici e coinvolgere personale esperto esterno alla scuola.
C'è quindi una musica fuori dalla scuola e una interna alla scuola che potrebbero
cominciare a comunicare se si riuscisse a valorizzare di più il curriculum sommerso di
cui i ragazzi sono già in possesso quando arrivano alla scuola e a conferire una maggior
dignità formativa all'approccio operativo-laboratoriale, che, in ultima analisi,
ripropone lo stesso approccio che i ragazzi sviluppano nel loro rapporto con la musica
all'esterno della scuola.