Convegno
La scuola cambia musica?
Educazione musicale e riforme della scuola

Lecco, 23 ottobre 1999


TAVOLA ROTONDA E DIBATTITO
(sintesi a cura di Maurizio Vitali)

MAURIZIO DISOTEO (I.R.R.S.A.E. Lombardia)
Aprendo la tavola rotonda, chiede ai partecipanti una prima reazione ai tre temi che si sono contrappuntati nelle relazioni del mattino: l'attuazione dell'autonomia scolastica, la riforma dei cicli e il dibattito in corso sui saperi fondamentali.

MAURIZIO SPACCAZOCCHI (Docente Scuola Didattica del Conservatorio Pesaro)
Si pone inizialmente una domanda: fino a che punto la scuola è disponibile a pensarsi come luogo di cambiamento e a riconoscere ai ragazzi un ruolo di agenti di cambiamento? Personalmente esprime dei dubbi in proposito, quanto meno per quanto riguardo la realtà odierna della scuola. È proprio la mancanza di una "contrattazione del cambiamento" che genera un disagio dei ragazzi verso la scuola.
Un tipico conflitto in proposito riguarda l'appropriazione corporea dei saperi che, mentre risulta essere il luogo dell'esperienza autoformativa quotidiana esterna alla scuola, è completamente dimenticata nell'insegnamento scolastico, e questo vale in modo particolarmente significativo per la musica. Come può la scuola leggere allora il disagio legato agli approcci formativi che propone e recuperare questa assenza del corpo? Quanto è disposta a contrattare su questo aspetto?

MARIATERESA LIETTI (Docente scuola media ad indirizzo musicale)
Se è indiscutibile il permanere di esperienze poco stimolanti nell'educazione musicale a lei preme mettere in luce tutto quanto di positivo esiste nella scuola per farlo vedere e per partire dal suo riconoscimento nella discussione. Occorre dare valore all'esperienza del fare anche se questa è spesso oscurata dalle esigenze organizzative e burocratiche. Nella sua esperienza di insegnante di violino e di musica d'insieme nella scuola mette in evidenza la dimensione emozionale che coinvolge tanto lei che i ragazzi e le ragazze con cui fa musica. L'esperienza educativa non può che essere basata su un'attività fondata su una base corporea, sensibile ed emozionale che sa anche diventare pensiero. Se la teoria non passa da un'esperienza vissuta non può generare sapere. Perché ciò possa svilupparsi occorre avere il massimo rispetto delle esperienze che alunni e alunne conducono, prenderle molto sul serio, nella differenza di ruolo che ci definisce.

EUGENIO RIPAMONTI (Preside Scuola media ad indirizzo musicale)
Il cambiamento in atto nella scuola diventa particolarmente significativo se si guarda a quanto sta accadendo per la musica, soprattutto se si considera la musica come fattore di identità. Parlare e fare musica a scuola dà la possibilità a noi docenti di essere attori positivi nell'orientamento dei ragazzi, non tanto per quanto riguarda le loro attitudini, quanto per l'accrescimento della stima e della consapevolezza in loro stessi.
La musica nella scuola è poi un importante veicolo relazionale, è espressione di un gruppo ed qui dove sviluppa maggiormente il suo senso di mezzo di comunicazione per i ragazzi.
Quanto avviene nell'extrascuola non può diventare alternativo all'esperienza della scuola, ma ha un peso non indifferente che non può essere sottovalutato né, tanto meno, ignorato.
Come preside individua la possibilità di poter veramente mettere in atto nuove esperienze nella scuola, ma mette in guardia da scelte che favoriscono elettivamente alcuni rispetto ad un diritto alla musica che è di tutti, questo pericolo riguarda tanto l'allocazione delle risorse che l'organizzazione scolastica.
Un'ultima riflessione critica riguarda la tendenza della scuola a storicizzare tutto ciò con cui viene a contatto, per cui la musica è sempre quella degli altri, da studiare prima che da fare, prima che da produrre e vivere con qualità. Proprio questa esigenza di una qualità produttiva richiama l'esigenza di una strumentazione adeguata e l'investimento nelle competenze didattiche dei docenti.

ANNIBALE REBAUDENGO (Componente della Commissione Ministeriale Musica, Presidente S.I.E.M. nazionale, docente Conservatorio di Milano)
Come partecipante alla Commissione Ministeriale comunica che l'intento di questo gruppo è stato quello di indicare al Ministro delle prospettive a breve, medio, lungo termine per un'iniziativa di riforma della musica nella scuola. Le idee condivise inizialmente hanno riguardato l'aggiornamento dei docenti, la formazione delle insegnanti elementari e poi i laboratori musicali; su questi ultimi si sono concentrati gli sforzi di tutti, considerando realisticamente le risorse a disposizione e la possibilità, che questa opportunità dava, di fare entrare subito la musica anche nelle scuole superiori.
Il piano di finanziamento è oggi in fase di sviluppo, già la definizione dello standard di quaranta milioni non frazionabili previsto per il secondo anno di finanziamento va in questa direzione, togliendo la pericolosa opzione della ripartizione delle risorse a pioggia. Ricorda poi che l'impegno complessivo previsto è di 1500 laboratori per i prossimi anni.
In merito alla questione sui saperi comunica che si è scelto volutamente di indicare solo dei "saper fare", lasciando la scelta delle pratiche e dei contenuti alle singole esperienze dei laboratori. Anche l'extracurriculare può diventare così una risorsa nuova per la musica nella scuola.

GIOVANNI PIAZZA (Docente Conservatorio di Roma, Componente della Commissione Ministeriale Musica)
La scelta dei laboratori ha voluto dire: "cominciamo a dare le strutture", anche se il problema delle competenze richieste ai docenti nei diversi cicli di scuola è rimasto sempre all'attenzione di tutti.
In questi mesi si sono levate molte voci critiche verso l'operato del Ministero e della Commissione, spesso si è trattato di osservazioni apprezzabili e condivisibili, a noi è rimasto però il problema di trovare un punto di equilibrio concreto e realistico tra una giusta critica e il possibile in termini di cambiamento. Questo è quello che si è cercato di fare, onestamente, all'interno della situazione italiana di oggi e di questo panorama politico.
I Laboratori sono quindi una risposta limitata ma realistica e concreta, e rappresentano un'importante opportunità all'interno della riforma dell'autonomia in grado di aprire nuovi spazi per l'educazione musicale in Italia. Novità e opportunità di cambiamenti in cui, occorre ricordarlo, forse per la prima volta, risulta direttamente coinvolta l'Istituzione ai suoi massimi livelli.

Dal dibattito scaturiscono in sintesi i seguenti interventi.

CIRO FIORENTINO (Docente scuola media indirizzo musicale)
Conferma il giudizio positivo sulla possibilità di un'apertura extracurricolare della scuola per attività musicali; afferma che sicuramente la scuola sta cambiando molto rapidamente; si chiede quanto i cambiamenti ci piacciono e se riusciremo a "stargli al passo".
L'autonomia rappresenta una grande opportunità che teme possa non essere adeguatamente sfruttata dagli insegnanti di educazione musicale.
Le opportunità offerte chiedono impegno e flessibilità anche da parte delle dirigenze scolastiche che spesso non sono sensibili verso la musica.
Comunque ritiene estremamente importante ritrovarci qui, oggi, e ricominciare a discutere.

MARCELLA MANDANICI (Docente Scuola Didattica del Conservatorio di Brescia)
Le relazioni sentite hanno lanciato idee molto belle, ma tutte piuttosto utopistiche. La realtà dice invece di una precarietà della formazione dei docenti e dei futuri docenti. Viene da chiedersi "Chi utilizzerà e con quali competenze didattiche il materiale dei laboratori?".
La realtà delle Scuole di didattica dei Conservatori è poco valorizzata anche se rappresenta l'unica esperienza istituzionale in atto; le recenti indicazioni di passare la formazione degli insegnanti di educazione musicale alle Università lascia parecchi dubbi.

MARIA TERESA BALLARDINI (Docente di scuola media)
Dopo ventinove anni di servizio sono in grande difficoltà non tanto per le novità possibili quanto per i dati che dicono sempre di un alto numero di classi, tra l'altro sempre più numerose, con scarse possibilità di azione didattica. In assenza di un laboratorio o di un insegnamento in una sperimentazione musicale si rischia di rimanere insegnanti di serie B.

CINZIA PESENTI (Docente di scuola elementare)
Sottolinea il disagio dell'insegnamento della musica nella scuola elementare. Un'inadeguatezza completa a livello di competenze, risorse e strutture a fronte delle grandi possibilità che sarebbero sviluppabili in un processo serio e competente di educazione musicale nel ciclo elementare.

NEREA ALBERTINI (Docente Scuola Didattica del Conservatorio di Torino)
Presenta l'esperienza formativa di Torino ed Ivrea svolta a partire dalla CM 114, che si sviluppata in due corsi di diverso livello avanzato e di base che sta generando una ricaduta positiva nelle scuole di quel territorio.

MAURIZIO DISOTEO
Riguardo al problema della formazione in servizio del Coordinatore dei laboratorio musicale gli I.R.R.S.A.E. hanno presentato un progetto biennale di 80 ore dal titolo "Polifonie", che prevede momenti di lavoro sulla didattica musicale, sulla progettazione e programmazione didattica e sulla progettazione e gestione di progetti scuola-territorio. Il progetto prevede una formazione da 1000 a 2000 coordinatori su tutto il territorio nazionale e l'attivazione di collaborazioni con altri progetti formativi presenti nei territori.
Un altro progetto biennale di formazione, questa volta rivolto esclusivamente alle insegnanti delle scuole elementari, è stato attivato dall'I.R.R.S.A.E. Lombardia e partirà sperimentalmente col prossimo mese di novembre per la provincia di Brescia, per essere poi esteso a tutte le altre province lombarde.

SANDRA DETUGLIE (Operatrice musicale)
Alla luce dei cambiamenti in atto si chiede quale sarà il futuro di tutte quelle associazioni e scuole sorte in questi ultimi trent'anni nei diversi territori e di quella miriade di giovani che svolgono attività di operatore musicale e che non possono più sperare di entrare come insegnanti nella scuola. Come potranno i nuovi laboratori musicali avvalersi di queste esperienze e professionalità?

MARZIA CONTINI (Docente di scuola elementare e formatrice I.R.R.S.A.E. Emilia Romagna)
Da anni si occupa di formazione in educazione musicale nella sua regione, ha acquisito una professionalità che non è stata mai veramente riconosciuta, per esempio con un distacco. Si chiede come le novità formative che si vanno introducendo sapranno tenere conto di tutto il lavoro svolto in questi anni.

MADDALENA PATELLA (Docente di scuola media di Rimini)
Chiede quali significati potrebbero assumere per questo progetto dei laboratori musicali le funzioni obiettivo definite all'interno della riforma sull'autonomia?

FABRIZIO CAPITANIO (Responsabile Museo Donizzettiano di Bergamo)
Si chiede come mai siano scarse le occasioni di rapporto tra la propria istituzione e le scuole e ripropone possibili collaborazioni.

MAURIZIO VITALI
Si chiede quali sono le prospettive di medio-lungo termine del "progetto musica" del Ministero. Dopo i laboratori e la formazione dei coordinatori cosa accadrà, quali sono le finalità ultime del progetto, quali scenari possiamo prefigurare?

ANNIBALE REBAUDENGO
Rispondendo a caldo a Vitali afferma che un obiettivo fondamentale per il progetto resta l'inserimento della musica nelle scuole superiori.
Riguardo alla formazione dei coordinatori occorre ricordare che abbiamo già esperienze consolidate e personalità che si sono affermate in questi anni che potranno aiutare a sviluppare questo tema. La complessità di tale ruolo è accresciuta poi dall'estrema diversificazione che i progetti laboratoriali manifestano tra loro.
Il futuro delle scuole-associazioni presenti nel territorio si giocherà probabilmente sulla base dell'autoimprenditorialità e del rinnovamento didattico che sapranno esprimere, che significa soprattutto investire sulle lezioni collettive. Un buon modello è per esempio quello che viene espresso da alcune esperienze di scuole medie ad indirizzo musicale che sono state il luogo dove la didattica strumentale si è maggiormente evoluta in questi ultimi anni in Italia.

GIOVANNI PIAZZA
Riguardo al problema del profilo del coordinatore del laboratorio, oltre alle indicazioni di massima già fornite nei documenti allegati alle circolari ministeriali, comunica che si svolgerà a metà dicembre un seminario nazionale che ne svilupperà il merito, a cui saranno invitati tutti i coordinatori finora individuati e degli esperti. L'orientamento è comunque quello di premiare le esperienze pregresse delle persone e non solo i titoli di studi e di considerare anche l'opportunità che siano persone esterne alla scuola.
Il laboratorio non può comunque essere letto come un obiettivo a breve termine, ma piuttosto come un'iniziativa propulsiva che potrà generare un nuovo movimento di esperienze educative musicali nelle scuole.
Condivide l'obiettivo a lungo termine dell'inserimento della musica nelle superiori e individua anche, come altro obiettivo a lungo termine, l'individuazione di uno spazio specifico, quindi di un'educazione specializzata per l'educazione musicale e più complessivamente espressiva (musicale, motoria, visiva) nelle scuole elementari.
Non ci si può comunque nascondere una certa confusione istituzionale che effettivamente rende difficile prefigurare degli scenari ottimali. Elementi di questa confusione sono per esempio i corsi in laurea in scienze della formazione primaria con le 80 ore previste per l'educazione musicale che non risolveranno alcunché e che l'Università non appare in grado di poter gestire. Abbiamo poi i Conservatori, con tutti i loro ritardi storici, al cui interno le Scuole di didattica funzionano solo dove ci sono docenti sensibili e competenti, ma occorre riconoscere che queste strutture non hanno comunque un impianto formativo completamente adeguato.

EUGENIO RIPAMONTI
Occorre ricordare la possibilità di far fluttuare i curricoli almeno per il 15%. Se autonomia è ricerca ciò implica l'opportunità di sperimentare per esempio un ampliamento e un potenziamento del curricolo musicale.
Le funzioni obiettivo servono quando ci sono problemi da risolvere. Se si intende promuovere un progetto musicale sicuramente può essere individuata una funzione obiettivo proprio per questo scopo.
Per quanto attiene il rapporto pubblico-privato, dobbiamo considerare come l'esigenza di musica sui territori è comunque, indubbiamente, sempre maggiore alle risposte che potrà fornire la scuola, non vedo quindi la possibilità che la scuola esaurisca da sè questa domanda; le scuole poi, oltre ai contratti d'opera, possono attivare anche delle convenzioni con associazioni private.
Un altro scenario che mi sembra importante evidenziare riguarda il ruolo dell'alfabetizzazione musicale nell'educazione degli adulti, campo anche questo in notevole evoluzione che non può essere dimenticato.

MARIATERESA LIETTI
Il laboratorio, oltre ad un luogo fisico attrezzato, è un modo di fare ed insegnare musica. Forse avremmo bisogno di diffondere e approfondire maggiormente questa idea didattica.
In risposta al rapporto pubblico-privato le indicazioni legislative indicano chiaramente la necessità di valorizzare le risorse presenti sul territorio, mettendo in rete non solo istituzioni scolastiche, ma anche altri soggetti sociali.
Registra infine una certa corsa all'accaparramento di risorse che potrebbe sminuire il valore dell'operazione complessiva, innestando dinamiche e modalità di progettazione non sempre serie e trasparenti.

SANDRO COTTI (Coordinatore Laboratorio Musicale di Chieri)
Questa iniziativa dei Laboratori ha generato delle positività indiscutibili. Nella mia esperienza ha riunito forze che prima non si erano mai riunite: scuole ed insegnanti di diversi ordini e grado, gli enti locali; ha prodotto una modalità di progettazione trasversale tra dirigenti e docenti, ha richiesto investimenti di risorse autonome delle scuole sia a livello economico che professionale, ha valorizzato l'esperienza musicale nelle superiori e sta sviluppando l'idea di una didattica musicale attiva, operativa e corporea.
Il laboratorio musicale intende poi diventare un luogo della memoria in cui documentare e raccogliere le esperienze di educazione musicale che in quel territorio si sviluppano.

SONIA MARINI (Insegnante di sostegno di Pesaro)
L'attività musicale offre notevole potenzialità per un lavoro di integrazione di soggetti handicappati. Presenta la propria esperienza di laboratorio musicale aperta a tutto l'istituto in cui lavora.

MAURIZIO SPACCAZOCCHI
In Italia non esiste una continuità della formazione musicale. Non esiste una dimensione evolutiva dei saperi e dei saper fare. Manca dibattito e forse sarebbe il momento di cominciare a rifiutare tutte quelle proposte formative che non hanno un senso rispetto ad una storia evolutiva e organica dell'educazione musicale nel nostro paese.

ANNIBALE REBAUDENGO
In merito alla collaborazione tra istituzioni accademiche e scuole evidenzia come, se queste occasioni non sono adeguatamente motivate, selezionate e costruite, generino facilmente dei fallimenti.

MADDALENA PATELLA
Afferma che fa piacere sentire da parte di due componenti della Commissione ministeriale che ci sia l'intento di inserire la musica nelle scuole superiori quando l'ispettore Portolano ha dichiarato di recente al Giornale della musica che questa possibilità proprio non esisteva.

ANNIBALE REBAUDENGO
Confermando l'obiettivo "musica alla superiori" dichiara che il Ministro Berlinguer si espresso in tal senso in un incontro successivo all'intervista realizzata all'ispettore Portolano. Non è per ancora chiaro come potranno essere organizzate le ore su un piano giuridico, probabilmente l'educazione musicale sarà inserita come opportunità per tutte le scuole all'interno di quei monte ore che ogni istituto potrà scegliere di realizzare come percentuale di curriculum autonomo e poi ci saranno comunque gli istituti superiori ad indirizzo musicale.

MAURIZIO VITALI
Concludendo i lavori, saluta i convenuti a nome di tutti gli organizzatori e chiude con una frase tratta ancora dal film Blues Brother.
Jake è appena uscito di prigione e viaggia con Elwood su un'auto comprata ad un'asta di veicoli della polizia in demolizione quando, incredulo, si rivolge al compagno con tono minaccioso
- E tu hai scambiato la Blues Mobil per un microfono?! - parrebbe sul punto di alzare le mani, ma improvvisamente, rilassato e quasi distratto afferma - ok, ok, hai fatto bene! -.
Non so se come insegnanti avevamo un mito dell'educazione musicale da difendere, la nostra vecchia "Blues Mobil", certo oggi abbiamo qualche strumento nuovo, l'equazione potrebbe essere "la nostra vecchia auto per un microfono nuovo + un'altra auto rottamata", con cui comunque ripartire, ancora una volta motivati, per il nostro viaggio.