MAURIZIO VITALI
Il Centro Studi ad un punto di svolta

 
Siamo qui oggi, a dieci anni dalla morte di Maurizio, per ricordarlo riflettendo insieme sul lavoro svolto e sul futuro che attende l’associazione e il centro studi che portano il suo nome.
Giunto al suo sesto anno di attività, il Centro Studi Musicali e Sociali Maurizio Di Benedetto, ha chiuso probabilmente un primo ciclo della sua vita, portando a termine, con risultati che mi sembrano decisamente positivi, la prima fase della sua esistenza.
Non è facile definire con precisione l’inizio e la fine di cicli vitali, ma sono veramente molti i segni che ci dicono che i processi attivati hanno raggiunto un primo risultato consolidato, sono giunti a un punto in cui è possibile, prendendo fiato, provare a voltarsi indietro e a guardare avanti con tranquillità, con fiducia.
Si apre quindi con oggi un momento di riflessione necessario per poter affrontare una nuova fase di crescita che possa rilanciare quanto fin qui realizzato e disegnare nuovi scenari di sviluppo. Anche se, occorre riconoscerlo, come in un processo di gemmazione spontanea, sono già molti i segnali, diretti o indiretti, che dicono come questa trasformazione sia in parte già in atto.
Se un primo arco esperienziale si è chiuso e un altro si sta aprendo, è utile riconoscere quello che viviamo come un importante momento di trasformazione, che porta con sé anche una dimensione di cambiamento. Sarebbe pericoloso credo, soffermarci per troppo tempo a godere del piacere che ci viene dai risultati raggiunti, non vedendo come, anche nel nostro campo d’azione, tutto si muove, cambia rapidamente e in modo non sempre positivo.
Ad alcuni di voi ho già avuto modo di esprimere il mio punto di visto su queste due giornate di lavoro: le penso come un grande brainstorming, orientato da alcune relazioni a cui sono state attribuite diverse funzioni: fare il quadro della situazione, offrire informazioni e dati da analizzare, stimolare e orientare il dibattito.
Mi auguro che questo tempo di lavoro, sia per tutti anche un tempo di piacere, di incontro, di cultura e che possa produrre motivazioni ed idee per continuare insieme la strada intrapresa.
Dal dibattito e dal confronto spero possano scaturire non tanto i titoli di nuove iniziative, quanto indicazioni utili a costruire una nuovo orizzonte programmatico, che possa dare luminosità e rinnovata energia al lavoro delle Direzioni che sovrintendono i vari progetti attivi oggi e attivabili da domani.

Partiamo allora proprio dai gruppi Direzionali, che hanno sostituito in questi ultimi anni, la struttura un po’ monolitica e farraginosa del precedente Comitato Scientifico. Un primo segno evidente di cambiamento è dato proprio dall’avvio dei lavori dei diversi Gruppi Direzionali, in particolare quelli della Scuola di Animazione Musicale, di “Musicheria”, quello del convegno organizzato lo scorso anno e quello della nuova collana editoriale che sta nascendo in questi giorni; esse hanno assunto, con maggior snellezza ed efficacia, compiti e funzioni precedentemente delegati al Comitato Scientifico e al Consiglio Direttivo, supportando anche l’azione del coordinatore che fino a quel momento, anche se abbastanza efficace, era risultata piuttosto isolata.
Questo cambiamento ha spinto verso un rinnovo dei due organismi statutari fondamentali, sia per quanto attiene la funzione svolta, che la loro composizione. E’ in corso un processo di ristrutturazione organizzativa che ha già portato alla nomina di un nuovo Comitato Direttivo, con l’ingresso di Maurizio Disoteo e Mariateresa Lietti, che colgo l’occasione di ringraziare qui pubblicamente, insieme a Claudio Bonanomi, per la loro disponibilità, e che porterà anche alla definizione di un nuovo Comitato Scientifico, non più elettivo e rappresentativo, ma più funzionale al compito richiesto. Esso sarà costituito dalla riunione congiunta di tutte le Direzioni di progetto e da qualche singolo esperto che potrà essere cooptato sulla base delle esigenze concrete del momento.

Voltiamoci quindi indietro e proviamo a segnare alcuni punti nodali dell’autobiografia del Centro Studi. Partiamo dalle persone per poi passare ai progetti: mi viene più facile e mi piace di più fare così.
Credo come prima cosa che sia mio dovere esprimere oggi, in questa sede, senso di gratitudine a Gino Stefani che con la sua presenza ha contribuito a dare una spinta vitale alla nascita della nostra esperienza e che ne ha condiviso con autorevolezza la guida nei suoi primi anni di attività.
Non si può non riconoscere come la figura di Gino sia stata fondamentale e insostituibile negli anni passati, ma anche la sua assenza ha contribuito, indirettamente, a far crescere il progetto, liberando nuove energie e consentendo al gruppo di persone che guida oggi il Centro Studi, di sviluppare una competenza collettiva e un’autorevolezza certamente non inferiore alla precedente. Mi sembra già questo un cambiamento non da poco, ricordando il Progetto Uomo-Musica e la storia che ci ha portato fino a qui.
Se quindi a Gino dobbiamo molto di quanto abbiamo fatto e di quanto faremo in futuro, oggi per me dire Centro Studi Di Benedetto, è dire soprattutto Mario Piatti, Enrico Strobino, Maurizio Disoteo, Maurizio Spaccazocchi, persone che hanno più volte manifestato, nei più diversi ambiti professionali, un nuovo e significativo senso di appartenenza verso questa esperienza. Il loro contributo è diventato negli ultimi mesi sempre più importante e oggi rappresenta il vero nucleo vitale di questa esperienza.
Di un’altra persona vorrei dire ancora, perché rappresenta una ricchezza particolarmente preziosa per il progetto, lo sento in modo particolare nella copertura del mio ruolo teso a fare incontrare quotidianamente le due anime del centro studi: il musicale e il sociale. Rosi Granata è la qualità in più di cui la nostra esperienza può giovarsi. Il suo ruolo fondamentale ed insostituibile consente al Centro Studi di avvicendarsi nei territori del lavoro sociale senza correre il rischio della superficialità e dell’approssimazione. La sua competenza solida e cristallina è, è stata, e spero proprio continuerà ad essere, una risorsa fondamentale nella ricerca di percorsi di collegamento, di ponti significativi da gettare tra il sociale e il musicale.
Da questo gruppo di persone più vicine voglio passare ai docenti della scuola di animazione musicale. Molti di loro si stanno avvicinando con sempre maggior interesse al progetto globale del Centro Studi, al di là della particolare collaborazione professionale che hanno con la scuola. Credo che questo sia un importante segno di futuro, la loro alta competenza, la loro intelligenza e sensibilità di persone attente all’educazione musicale ma anche alle cose del mondo, fanno presagire scenari stimolanti per il Centro. La loro presenza qui oggi lo testimonia. Mi piace nominarvi: Roberto Agostini, Yves Favier, Franca Ferrari, Sigrid Loos, Luca Marconi, Antonella Talamonti, Daniele Vineis.
Ci sono poi gli utenti dei servizi che abbiamo attivato: gli abbonati a Musicheria, i partecipanti ai seminari e ai convegni che abbiamo organizzato, ma soprattutto gli iscritti alla scuola di animazione musicale. Non tutti allo stesso modo, certo, non intesi come entità numerica indistinta, (credo che i periodi movimentisti del nostro gruppo siano definitivamente passati), ma ciascuno per sé, individualmente, per come ha partecipato e condiviso una parte di questa storia. Tra di voi ci sono persone che per l’alto livello di competenza professionale ed esperienza personale, avrebbero potuto intervenire nella Scuola di animazione musicale in qualità di docenti e che invece hanno realizzato o stanno realizzato con interesse e passione un impegnativo percorso formativo. Giovani musiciste e musicisti, educatrici ed educatori che si sono fatti coinvolgere, professionalmente ma anche con passione dalle iniziative del Centro Studi senza che questo abbia mai voluto dire venir meno ad una continua rielaborazione critica delle iniziative che negli anni vi abbiamo proposto. La Scuola e il Centro Studi sono cresciuti molto proprio grazie a voi. Per questo siete qui, siete a tutti gli effetti parte di questa storia e spero che ciascuno di voi, anche chi ha terminato la scuola, possa continuare a condividere delle parti del progetto, in modi nuovi, magari, da inventare insieme.
Dato poi che sono entrato in questa dimensione del ringraziamento, voglio esprimere tutta la mia simpatia e stima per questi primi sei anni di collaborazione a Gaetano, Massimiliano e Maria Pia Di Benedetto; con la loro sensibilità hanno saputo trasformare una tragedia famigliare in una nuova esperienza umana, sociale, culturale, in una nuova storia di vita. Con Gaetano abbiamo condiviso tutte le fasi di crescita di questa creatura, ce ne siamo fatti cura nei minimi particolari, abbiamo condiviso i momenti più belli ed emozionanti, come quelli più difficili e faticosi. Massimiliano è diventato col tempo il nostro paziente maestro informatico ed ha dovuto impegnarsi a fondo nel tentativo di far capire qualche cosa di internet a tutti questi esperti pedagogisti. Di Maria Pia posso dire solo che c’è stata, dietro a tutti questi uomini, essenziale, con una presenza silenziosa, quanto rassicurante e serena per tutti.
Sempre in questa dimensione che non distingue bene tra il riconoscimento umano e quello professionale ci sta anche Teresa, senza la quale i risultati raggiunti perderebbero molto non solo in quantità, in fondo questo potrebbe non essere un gran problema, ma soprattutto in qualità, la sua qualità.
Vorrei riservare infine un ultimissimo piccolo spazio di ringraziamento, piccolo come il suo logo che compare nelle diverse e bellissime immagini grafiche che ci ha regalato in questi primi anni di lavoro del Centro Studi, grazie Gigi.
Passando dalle persone alle strutture è doveroso un ringraziamento alla cooperativa La linea dell’arco, che da quattro anni ormai ospita e sostiene il progetto sia da un punto di vista logistico che, in parte, anche finanziario.

Bene, continuiamo con questo sguardo indietro, osservando ora i progetti. Tra le varie iniziative realizzate quali la scuola di animazione musicale, la rivista on line con il sito dell’associazione, le pubblicazioni, i convegni, i seminari, i concorsi, le varie consulenze, il Centro Studi si è affermato in questi ultimi anni come una tra le più significative esperienze nell’ambito della pedagogia musicale in Italia, come testimoniato dai numerosi riconoscimenti recentemente raccolti. Lo ha detto tra l’altro, mi piace ricordarlo qui, Carlo Delfrati mentre svolgeva una relazione sulla storia dell’educazione musicale in Italia, era seduto al fianco all’ex ministro Berlinguer, nel corso del primo seminario del Progetto Musica organizzato dal Ministero a Castiglione della Pescaia l’anno scorso, proprio in questo periodo. Il posto che ci ha riservato in questa ricostruzione storica è a dir poco lusinghiero. C’erano anche Mario ed Enrico, ci ha fatto molto piacere.
Daniele Martino, il Direttore del Giornale della musica, non senza un po’ di cinismo, e dandomi sicuramente meno piacere di Delfrati, ci ha invece definiti un club privato. Dopo una prima reazione negativa, dettata più che altro dalle mie convinzioni ideologiche, devo confessarvi che ho cominciato a non disprezzare totalmente quell’appellativo.
In ogni caso l’hanno detto e scritto in tanti: siamo diventati una realtà con cui è necessario e utile confrontarsi. Un’identità osservata con attenzione, direi anche con un po’ più di simpatia e disponibilità che in passato. Questo credo non solo perché sono cambiati gli altri, molto, credo siamo cambiati anche noi.
Siamo quindi coinvolti e partecipi di un dibattito nazionale all’interno del quale credo che il compito per noi rimanga quello di promuovere le nostre idee, con chiarezza e precisione, esplicitandone continuamente il senso, proponendone esempi significativi, documentando giorno per giorno le esperienze che realizziamo, costruendo nuovi progetti ed iniziative. Entriamo in questo dibattito per esprimere una via all’educazione musicale tra quelle possibili, un paradigma avremmo detto qualche anno fa, con precisione dicevo, ma senza alzare il tono di voce ed evitando l’insulto.
Ritengo sia oggi veramente importante assumere come strategia quella di dare visibilità alla nostra strada, alla nostra storia, alla nostra identità piuttosto che entrare in polemica o addirittura in conflitto con chi pensa e opera in maniera diversa dalla nostra. Dobbiamo certo continuare a riflettere sul valore politico del nostro operare in ambito educativo con la musica, sottraendo però un po’ del peso ideologico degli anni passati. Dare più leggerezza al nostro progetto non significa compromettersi, né rinunciare ai nostri obiettivi, tanto meno abdicare al nostro giudizio critico verso la grande quantità di superficialità che ci circonda.
Non è quindi, la mia, una richiesta di depoliticizzare il nostro lavoro, lo ribadisco ancora una volta per non essere frainteso, al contrario un’esigenza di maggior concentrazione e approfondimento proprio nello svolgimento di questo compito fondamentale. Penso, tanto per dare un esempio, che sia oggi urgente riconsiderare e riproporre il problema del potere, dei poteri che si costruiscono ogni giorno anche attorno all’educazione musicale, della gestione del potere che ci riguarda e ci interessa direttamente nella gestione delle relazioni educative che intessiamo quotidianamente. Per potere affrontare questo tema in tutta la sua ampiezza, come altri ugualmente significativi, occorre a mio avviso un rinnovato rigore politico e metodologico nel nostro lavoro, ma occorre al contempo non perdere il gusto della creatività e dell’ironia, anche verso noi stessi.
In questo senso credo non sia casuale che ci siamo ritrovati e riconosciuti tutti insieme in un temine come “animazione musicale” che più di altri comunica un senso di un’apertura, di leggerezza, di slancio propositivo in avanti, che più di altri rilancia un’idea di promozione, una possibilità di cambiamento, di novità che non ha bisogno di camuffarsi dietro alle nuove etichette delle nuove economie, delle nuove tecnologie, delle nuove terapie. Ma riprenderò più avanti questo tema.

Già negli anni in cui riflettevamo insieme sull’educazione alla pace e alla nonviolenza, l’idea base di “piccolo è bello” proposta da Schumacher, aveva raccolto un certo consenso nel nostro gruppo. Oggi mi sento di rilanciare nuovamente questa logica, questa eco-logica, che non è certo coincidente con l’idea di club espressa da Martino, ma che dà valore al fatto di lavorare nella prossimità, chiamandoci reciprocamente per nome, rinforzando i nostri legami umani e professionali, contribuendo tutti in prima persona alla costruzione di un’identità condivisa. Evitiamo quindi gli stress portati dalle manie di eccessiva grandezza e prendiamoci cura con-passione del nostro progetto, dei nostri oggetti, delle nostre idee, delle nostre emozioni, come di cose belle, preziose, che ci fanno star bene, con noi, tra noi, con gli altri, che ci consentono di incontrare nuove persone e di costruire con loro altre cose interessanti e utili.

Entriamo quindi in questa due giorni per osservarci, per ri-guardare alcune di queste idee e di questi oggetti, per confrontarci con i segni di cambiamento che ci accompagnano.
La Scuola di Animazione Musicale di Lecco è oggi un solido punto di riferimento in Italia per la formazione di animatori musicali, forse anche per la ricerca in questo campo, pur se molto resta ancora da fare. Del suo sviluppo in questi anni parlerò più dettagliatamente dopo, certo la realtà attuale dice del definitivo superamento della fase di avvio e di un consolidamento della sua proposta formativa, al punto che possiamo e dobbiamo oggi pensarne un’evoluzione, per esempio con la sperimentazione della sessione invernale/primaverile e con la nuova proposta dei seminari monografici, complementari al curricolo, che partiranno dal prossimo inverno. Si tratta di esperienze formative monotematiche in grado di accrescere il potenziale qualitativo dell’offerta formativa del Centro Studi e di coinvolgere quelle persone interessate alla nostra proposta che non riescono ad iscriversi d’estate o che in quella stagione non possono partecipare, o coloro che richiedono di partecipare non ad una scuola triennale, ma ad alcuni singoli momenti formativi di approfondimento.
Questa nuova formula ci consentirà così sia di approfondire alcuni campi di ricerca e formazione indicati dall’attività curricolare della scuola, sia di allacciare nuove collaborazioni con altri esperti che interessano il Centro Studi e sono interessati al progetto del Centro Studi. In proposito colgo l’occasione per salutare oggi la presenza di Paolo Cerlati e Renato Rovetta, due vecchi amici con cui, finalmente, si riprende un percorso.
Ma non dovremo fermarci a questo, già intuiamo la possibilità di altri e nuovi momenti di incontro, di scambio di esperienza, di ricerca che potremo organizzare, tra docenti, diplomati, iscritti alla scuola.

Anche per “Musicheria” il discorso è in un certo senso analogo. La rivista on-line è giunta ad una sua forma evoluta sia da un punto di vista progettuale che tecnologico ed oggi l’identità stessa di rivista, per quanto si tratti di una “rivista on-line”, gli và un po’ stretta. Per questo stiamo cominciando a pensare che   “Musicheria” debba diventare il nome del progetto telematico complessivo del Centro Studi, affiancando nuovi servizi a quelli già offerti.
Per una comunità come la nostra, sparsa su tutto il territorio nazionale e nell’impossibilità di incontrarsi frequentemente, lo strumento telematico deve diventare occasione di incontro, di scambio, di confronto, di promozione.

Anche “Musicheria” ha raccolto significativi riconoscimenti, a tutt’oggi abbiamo più di 400 abbonati che crescono ogni giorno in modo esponenziale, come il numero dei visitatori del sito. Ma insieme al numero delle persone crescono le richieste, rispetto alle quali dobbiamo attrezzarci per poter tener fede agli impegni presi, alle attese suscitate, che risultano più alte e impegnative di prima, per poter rilanciare ulteriormente i nostri obiettivi.

Quello invece di cui non potrà più fare a meno il Centro Studi è di una propria collana editoriale, con un editore serio, che consenta a tutte le persone interessate alle nostre proposte di poter trovare un nostro testo in qualsiasi libreria italiana. Nel corso della giornata si parlerà anche di questo.

Vengo all’ultimo tema che intendo affrontare e che mi condurrà alla conclusione di questa relazione: la musica a scuola.
Personalmente sono abbastanza perplesso riguardo all’evoluzione che sta avendo la riforma della scuola, anche per quanto interessa specificatamente l’educazione musicale. Non mi sembra il caso di fare qui un’analisi in proposito dato che non è argomento di discussione. Quello che voglio dire, ad un anno di distanza dall’entusiasmo che ci ha animato nell’organizzazione del convegno di Lecco e nella partecipazione al Seminario di Castiglione della Pescaia, è che questa per il Centro Studi non mi appare oggi come la strada più interessante da percorrere.
Lavorare solo sui contenitori, spintonarsi con tutti i nuovi soggetti spuntati dal nulla per cercare uno spazio sotto i riflettori della nuova politica del Ministero fatta di concorsi spettacolo, di celebrazioni di forte impatto mediatico, di spazi sempre più massificati e virtuali personalmente non mi interessa.
Sono sempre più convinto che al di là delle nuove regole e delle conseguenti disposizioni che alla fine ci daranno, se qualche cosa potrà veramente cambiare nei processi educativo-musicali nella scuola, questo avverrà solo il giorno in cui si comincerà a fare meno insegnamento della musica e a fare più animazione musicale, soprattutto nella futura scuola primaria, ma non solo in quella.
I fondamenti di questa affermazione, che potrebbe sembrare estrema ma in realtà non lo è, sono profondamente ancorati al senso espresso da due documenti che ho contribuito a stendere, quello sull’animazione musicale, manifesto della nostra idea di animazione, e quello sull’educazione musicale nella scuola, firmato Gruppo Musica MCE.
La mia proposta è allora conseguente a questa riflessione critica: riscommettiamo sull’animazione musicale, anche nella scuola.
Consentitemi un’ultima digressione critica. Perché dobbiamo accettare incondizionatamente l’equazione per cui all’aumentare dell’informatica nella didattica aumenterà la qualità dei processi educativi e quindi anche di quelli educativi musicali. Guardate non è certo, la mia, un’avversione alle nuove tecnologie, non stiamo forse investendo anche noi in questa direzione? No, questo approccio critico vuole solo ribadire la rinuncia a credere alla standardizzazione informatica della scuola come ultimo mito salvifico. La scuola è in crisi e non sarà certo l’informatica a salvarla.
Al contrario di molte tendenza oggi dominanti siamo tra i pochi che non temono di perdere il proprio prestigio professionale parlando di animazione, anzi, stiamo dando, col nostro lavoro, nuova dignità e concretezza ad un termine, “animazione musicale” appunto, che quasi nessuno vuole più utilizzare, recuperandolo da un passato che forse fa ancora troppa paura a molti. Connotare l’attività del Centro con una parola chiave come “animazione”, dà un senso epistemologico fondante alla nostra ricerca di contiguità tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro sociale, rilancia il valore politico del nostro operare tra la scuola e il territorio (convinti sempre più che richiudendoci nelle mura scolastiche i potenziali della nostra azione educativa si riducono notevolmente) e può inoltre contribuire ad affermare uno stile di operatività, ripeto e sottolineo uno stile non un metodo (non dobbiamo certo creare noi l’ennesimo nuovo metodo che porti il nostro nome), che aiuti a distinguere la nostra proposta nel marasma di iniziative, facilitando il compito di avvicinamento a chi vuole scegliere di fare un percorso con noi.
Ecco allora che l’animazione musicale può diventare, in maniera sempre più forte, il punto di convergenza di tutti i nostri lavori, nel sociale come nella scuola, nella ricerca come nella formazione, nell’editoria come in internet.
Non si tratta di una proposta totalizzante e omologante, al contrario mi sembra parziale e relativa ma in grado di esprime un punto di vista politico e culturale chiaro, e consentitemi di dire che questo oggi non è poco.
L’animazione è la nostra idea forte per leggere la musica da un punto di vista educativo e per dare un senso educativo alle nostre pratiche musicali.

“Animazione musicale” è il nome di un ponte di Despina, città del desiderio, un ponte che consente al cammelliere e al marinaio di incontrarsi, di bere insieme un boccale di birra e sostare mentre si raccontano le loro storie di acqua e di terra; “animazione musicale” è il nome inciso nella pietra del ponte in una lingua che in parte l’uomo del mare e l’uomo del deserto hanno già conosciuto e in parte potranno continuare a conoscere.

Grazie a tutti per l’attenzione.


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