Con gli occhi davanti ad un mappamondo fantastichiamo: e se potessimo creare una nuova
regione? in quale luogo ci piacerebbe farlo? nel bel mezzo di un oceano su un'isola
sconosciuta? sotto le viscere della terra in una grande e buia caverna? sopra un bianco e
trasparente ghiacciaio millenario? e con quali popoli desidereremmo essere confinanti?
ecc
Perché non portare avanti questa fantasia? E, soprattutto, una volta "ideata"
questa nuova tribù, questa nuova cultura: con quale musica vorrà presentarsi al mondo
intero?
Naturalmente, essendo un nuovo popolo, la sua musica avrà pure qualche cosa di originale,
di diverso dalle musiche degli altri.
Entriamo nei particolari:
a) - Il materiale sonoro
Un popolo ha sempre uno strumento o più che producono suoni caratteristici. La Sardegna,
per esempio, ha le Launeddas, un primordiale e complesso flauto ad ancia dal suono
brillante e scoppiettante. I Pigmei Baka, del Camerun sudorientale, hanno i Tamburi
d'acqua, realizzati dal semplice, naturale e creativo battito delle mani sull'acqua
del fiume
E noi cosa mai potremmo escogitare, quale nuovo strumento o oggetto sonoro?
Ma un popolo ha anche la voce per rendersi identificabile dagli altri. E ancora ci ritorna
in mente la Sardegna con l'originalissimo canto vibrante (per non dire
"belante") dei suoi tradizionali cori maschili. Naturalmente la voce, in musica,
può pure realizzarsi in versione (o quasi) parlata. Pensiamo alle nostre recitazioni
religiose in chiesa, ai recitativi operistici, ecc
E noi, come nuova tribù, quale
vocalità potremmo usare: parlata o cantata, calda o fredda, di naso o di gola, a bocca
aperta o chiusa, o in quale altro inedito modo?
Nella scelta dei materiali sonori sarà molto importante decidere prima il tipo di
società che vogliamo creare: primitiva o altamente tecnica e scientifica? Scegliere
significherà, poi, operare con mezzi musicali più "naturali"(voce, pelli,
legni, foglie, sassi, ecc.) o più "artificiali"(strumenti elettronici,
computers, microfoni e filtri per la voce, ecc.)
E noi fantasticamente quali abiti
vogliamo indossare: quelli di un popolo che tocca ancora la terra con i piedi nudi o che
usa le gripshoes per poter far presa sul pavimento delle astronavi intergalattiche?
b) - La lingua di un popolo
Quando canta o parla, un popolo, usa la sua lingua: un insieme di vocali e consonanti che
danno al linguaggio una sonorità originale, tipica. Per esempio, anche chi non conosce la
lingua araba, può, pur non comprendendo il discorso, capire che si sta parlando in arabo
e non inglese, francese, o giapponese
E noi, se decidessimo di usare una lingua,
potremmo anche divertirci a cantare o parlare un testo completamente inventato, magari
inedito o frutto della fusione di più lingue.
A volte, però, la lingua si supera per dar vita a giochi di parole strani, a rumori
onomatopeici, a versi che potrebbero richiamare la magia o il gioco infantile. Chi non ha
mai sentito parlare o cantare queste strane espressioni: Wacciuwari, Geghegè,
Badibidambom, Tulilemblemblu, Shabadà, Shallalallalà, Abracadabra, Ambarabà ciccì
coccò, ecc. ? Giochi di voce di questo genere si trovano nel canto delle Tribù degli
Indiani d'America, nel canto jazz scat-singing (es. i vari dududù e zazazà
di Louis Armstrong) e in tantissime altre parti del mondo
E noi, come nuovo popolo,
volendo usare questo gioco di vocali e consonanti, piuttosto che una lingua, non ci resta
che dar sfogo alla nostra più sfrenata creatività.
c) - Il sistema musicale
Ogni cultura organizza il suo fare musica all'interno di un gioco di regole più o meno
strutturate, più o meno complesse. Per esempio, già in una semplice canzone si possono
trovare tante regole: tonalità (maggiore o minore), forma (entrata, strofa,
ritornello, finale), melodia (cantabile, a piccole frasi, a frasi ampie, con suoni
fermi e ben intonati, con suoni portati e glissati), ritmo ( funky, rock, o di
altri balli più tradizionali), armonia (sequenza di accordi, giro armonico), tattiche
operative (strumentazioni o sonorità scelte, per cantante solista, coro o varie
combinazioni, con inserti musicali ritmici, melodici , armonici o parlati, con la presenza
o meno di cambi di tonalità, di improvvisazioni, ecc.). In altre esperienze musicali,
contrariamente, possiamo trovare regole diverse come, ad esempio, l'esaltazione del
concetto di ripetitività all'interno di una improvvisazione vocale sorretta dall'ascolto
attento e dallo spirito cooperativo del gruppo. Quindi ad ogni gioco di regole
corrisponderà un diverso prodotto musicale
E noi quale gioco di regole possiamo
darci per la creazione musicale di questo nuovo popolo? Ci baseremo più su regole rigide
e sicure o su regole più libere e incerte?
d) - La funzione sociale
Ogni cultura realizza i suoi prodotti per la risoluzione di esigenze e bisogni più o meno
vitali, più o meno superflui. La produzione musicale di un popolo non sfugge a questo
importante scopo. Ci sono canti e musiche per la magia, la religione, la socializzazione,
il divertimento, l'impegno sociale o politico, la terapia, ecc
E noi, come nuova
società, quali bisogni potremmo risolvere con la musica? Bisogni primari o secondari,
pieni di impegno sociale o ricchi di giocosità?
Il nostro progetto potrebbe iniziare a realizzarsi prendendo spunto da uno o da tutti i
quattro punti sopra indicati.
Facciamo un esempio:
- Abbiamo scelto di creare una cultura musicale primitiva, situata in unisola
sperduta dell'oceano atlantico e, per questo, molto sensibile alle influenze e
trasformazioni repentine della natura.
- Tra le possibili influenze naturali abbiamo ritenuto che la mutazione atmosferica può
essere facilmente interpretata come un evento magico, in grado di destare paura e
meraviglia nello stesso momento e, quindi, di conseguenza, anche diventare situazione
rituale, da venerare.
- Perciò abbiamo deciso che la musica di questo nostro nuovo popolo vive della
descrizione di tre momenti atmosferici tra i più evidenti e forti: il temporale, il
solleone e la notte stellata.
- I materiali sonori potrebbero essere i seguenti:
Temporale: rulli e colpi di tamburi di varia grandezza, scuotimento di lastre di
metallo, contenitori pieni di acqua che si rovesciano a terra o in altri contenitori,
energici effetti soffianti creati con canne svuotate di diversa grandezza (come le
primordiali cerbottane): tutte queste sonorità si realizzeranno in forti crescendo, in
ampie esplosioni di energia.
Solleone: tante voci che pronunciano di continuo il verso vocale "Ah"
con una sonorità molto calda, un lungo sibilo acuto creato da un consistente gruppo che
pronuncia una "S" a denti quasi stretti: una costante ma non molto
esagerata energia sonora dovrà soddisfare questo effetto di sentito calore.
Notte stellata: un delicato lento e irregolare scuotimento di piccoli campanelli dal
suono brillante e leggero, isolati colpi di piccoli metallofoni come a voler imitare lo
spuntare di una o più stelle in cielo, un gruppo di persone che a bocca chiusa
(pronunciando una "M") improvvisa frammenti sonori che richiamano effetti
cullanti, riposanti, sereni (ogni persona realizza le sue frasi melodiche evitando di
ripetere quelle degli altri): tutto questo sempre piano e con molta raffinatezza.
- Pensiamo ora alla realizzazione sonora di almeno una sequenza di queste tre
situazioni metereologiche: iniziamo con il Solleone che, poco a poco, lascerà lo
spazio al Temporale che, dopo un risuonante tuono, si trasformerà velocemente in
una Notte stellata e lunare per poi completarsi nel più sereno e rilassato
silenzio finale. Un disegno che descrive questa sequenza potrebbe essere da noi utilizzato
come una specie di "canovaccio" musicale utile ad organizzare le nostre prove.
A questo punto non ci resta che trovare il nome di questa tribù e prepararci per far
conoscere al mondo la sua musica "metereosonica".
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