Agorafonia (clicca
qui
per vedere il video) è un progetto di animazione musicale che
si propone di far incontrare in una performance di piazza le musiche del
mondo con le risorse musicali di un territorio specifico.
Il progetto prevede la messa in scena di una sceneggiatura
predisposta dai tre autori, integrando idee e competenze dei partecipanti,
in un processo costruttivo che coinvolge la piazza stessa sia come teatro
che come oggetto sonoro. Lo spettacolo nasce, infatti, come ultima tappa
di un breve laboratorio di musica d’insieme che coinvolge musicisti,
insegnanti, studenti, che, oltre a cantare e suonare, sono chiamati a
individuare tutto quanto in quella piazza può trasformarsi in strumento
musicale e a collaborare alla regia della performance stessa.
La realizzazione di Agorafonia
richiede la partecipazione di un minimo di 40 performers e un massimo di
60 (insegnanti, studenti di musica, musicisti dilettanti e/o
professionisti). I performers partecipano a uno stage di 3 giorni che
culmina nell'esecuzione pubblica della performance.
Oltre al gruppo partecipante allo stage il progetto prevede la
partecipazione di:
1 o più bande locali
1 o più cori locali
altri gruppi strumentali (gruppi percussivi, popolari, ensemble classici)
1 flautista
1 violinista
1 saxofonista
4 chitarristi rock
3 attori
trampolieri, giocolieri, artisti di strada, teatranti, venditori
ambulanti, ecc…
I solisti possono essere individuati anche all'interno del gruppo
partecipante allo stage.
Nessuna di queste figure è irrinunciabile, tuttavia "più ce n'è
meglio è".
I gruppi locali verranno contattati preventivamente per la preparazione di
alcuni brani da inserire nella performance.
Agorafonia è
stata fino ad ora realizzata tre volte: a Biella, il 25 giugno 2000,
organizzata dall’Assessorato alla Cultura all’interno delle
manifestazioni di Biella Estate; a San Gimignano, il 16 luglio 2000,
organizzata dall’Associazione culturale Timbre in collaborazione
con gli Assessorati alla Cultura dei comuni di Poggibonsi, Colle Val
d’Elsa, Casole d’Elsa, Radicandoli, San Gimignano; a Bolzano, il 19
maggio 2001, organizzata dall’Associazione Musica Blu, in
occasione del Festival delle Lingue.
Chi desidera realizzare Agorafonia può contattare
Enrico Strobino enrico.strobino@csmdb.it
Qui di seguito una delle possibili trame: una
versione verbale della partitura-sceneggiatura che, ovviamente, è pensata
come opera aperta.
1.
Il suono del tempo: Folla,
campane, tape
Un istante, un gesto, ed è lì che tutto inizia. La piazza
si trasforma in strumento musicale, in cassa di risonanza, un teatro di
suoni in movimento. Una piazza da suonare, da ascoltare, da guardare. Una
piazza che accoglie le musiche del mondo. Persone, passi, note, gesti,
nubi di suono. Pietre, metallo, aria, acqua. Nostalgia, sorpresa,
meraviglia, ritmo, festa.
2.
La festa di S. Lorenzo: Bande
itineranti e voce narrante
Testo adattato, tratto da: Alessandro Baricco, Castelli
di rabbia, Rizzoli, Milano, 1991.
«… due bande iniziano a suonare, l’una a nord
l’altra a sud, e suonando a camminare. Passi e note. Lentamente. Quelli
di sinistra incontro a quelli di destra, e viceversa. Nubi di suono,
incanalate nei mille passi di quella strada. […] Senti l’opposto
strisciare di una specie di temporale sonoro, ma molto più dolce di un
temporale, da sinistra sembra una danza, lieve, dall’altra potrebbe
essere una marcia o anche un corale da chiesa, sono ancora lontani, si
spiano da lontano, così – a chiudere gli occhi forse si riuscirebbe a
sentirli distintamente, tutt’e due, contemporaneamente, ma distinti»
3.
Song for flute: Palloncini, conchiglie, flauto, tape
Vengono distribuiti al pubblico palloncini gonfiati e
ripieni d’orzo: è lo spaesamento
del mare in piazza. Su questo
sfondo emergono segnali sonori di conchiglie e ottoni suonati dai balconi.
Sul finire un brano per flauto solo, Song
for flute (Variazione sul
Ritmo dei Battipali), eseguito dalla finestra più alta. Conclude il
tape di Mare Nostrum con
l’ingresso metaforico delle voci del mondo.
4.
Suonare la città 1: Voce narrante, tubi metallici e bastoni
itineranti, suoni di piazza, organetto di barberia, tape
Testo adattato, tratto da: G. Chiari, T. Tozzi, Suonare
la città, Il Manifesto - Ultrasuoni
9, Febbraio 1997
Un Gamelan
urbano, costituito da una banda di tubi metallici itineranti, attraversa
la piazza; il ritmo incrocia quello di un altro gruppo che, sul sagrato,
utilizza bastoni percossi; intanto tutt’intorno si suona la città:
cartelli stradali, un pozzo, cancellate e quant’altro. Arriva un
solitario organetto di barberia guidato da un vecchio suonatore ambulante;
suona e sorridente distribuisce biglietti colorati con piccole frasi in
regalo: «L’arte non è fatta di oggetti ma di emozioni: sei un artista
anche tu che ti lasci stupire».
5.
Sta per tornare il sig. Rail: Voce recitante
Testo adattato, tratto da: Alessandro Baricco, Castelli
di rabbia, Rizzoli, Milano, 1991.
«Finché qualcuno grido' da una finestra Sta
per tornare il signor Rail, e così per tutti i campi si mise a
correre la voce Sta per tornare il
signor Rail…»
6.
Selciati: Tape, scope e bastoni
E' ancora la piazza a suonare: terra calpestata,
suolo percosso da scope, spazzoloni e bastoni. Un rimando alle
origini della musica strumentale, della danza, del teatro: «sembra che
dietro ogni strumento sottoposto a percussione ritroviamo il suolo
medesimo preparato o no. Ora, il suolo della danza sta egualmente alla
base del fatto teatrale». (A. Schaeffner, Origine
degli strumenti musicali, Sellerio, Palermo, p.104)
7.
Mongosyie: Tamburi, voci, tape
Dal tamburo di terra ai tamburi di pelle: un ensemble
percussivo coinvolge la piazza nel canto, nel ritmo e nella danza in
cerchio.
8.
Cries of the square: Coro
Ispirato a grida di venditori provenienti da varie culture,
Cries of the square rimanda
direttamente ai paesaggi sonori preindustriali, meridionali, aperti: «le
strade di tutte le maggiori città europee erano raramente silenziose,
allora, per la continua presenza di mendicanti, venditori e musicisti
ambulanti. […] In un’epoca in cui i negozi viaggiavano su ruote, gli
annunci pubblicitari erano delle esibizioni canore e colpivano anche
l’attenzione dei compositori, che le inserirono in numerose composizioni
vocali». (R. Murray Schafer, Il
Paesaggio sonoro, Ricordi, Unicopli, p.97)
9.
Voices: Voci di piazza
Le grida di Cries of
the square diventano reali: da finestre e balconi piovono grida e
richiami.
10.
Suonare
la città 2:
Voci
narranti, tubi metallici itineranti, suoni di piazza, tape
Testo adattato, tratto da: G.Chiari, T. Tozzi, Suonare
la città, Il Manifesto - Ultrasuoni
9, Febbraio 1997
«La comunicazione di pensieri
produce suoni. Scrivere un brano musicale, così come ha fatto Giuseppe
Chiari, dove si descrive la possibilità di un rapporto con la città
diverso (stonato) da quelle che sono le normali abitudini (la norma, o
disciplina quotidiana), ha prodotto nel recettore (ascoltatore) di tale
riflessione una nuova sensibilità verso l’ambiente (il sistema) che lo
circonda tale che egli si trova prima o poi nella situazione quotidiana di
esecutore del brano “Suonare la città. […] I brani di Chiari non sono
sistemi chiusi. Sono causa di modifiche e tali conseguenze sono a loro
volta causa di una modifica del brano originale» (Tommaso Tozzi, Virus urbano, Il
Manifesto - Ultrasuoni 9, Febbraio 1997)
11.
Gesti metropolitani: Bidoni metallici, piatti, tape
Venti bidoni metallici da duecento litri danno forma
musicale al sound urbano e metallico.
12.
Non esiste spazio veramente
libero:Tamburi d’acqua, shekere, tubi metallici, voce recitante,
rombi e tubi aerofoni, tape
La frase di Christó fa da leitmotive all’incrocio di impronte sonore: il cuore pulsante dei
tamburi d’acqua fa da sfondo alle voci del mondo di Mare
Nostrum, alla polimetria di tubi metallici sparsi nello spazio, ai
suoni d’aria di rombi e tubi.
13.
Cammino da molto tempo ormai: Voce recitante, tamburi
Testo liberamente ispirato a una poesia di Shirley Daniels
Cinque grandi tamburi indiani al centro della piazza: un
ritmo che è anche una danza; la folla si avvicina, parte un ritmo
circolare, ripreso da venti tamburi che circondano i cinque centrali. Il
ritmo si uniforma e cresce sempre più.
14.
Burundi:
Tamburi
Omaggio a The
Drummers of Burundi.
15.
Patchwork:
Bande, Cori
e tamburi
Patchwork,
tattica tipica delle culture popolari, sovrappone nella festa musicale di
piazza una melodia giapponese (Irodori,
Kodo'), Bella ciao, Funiculi'
Funiculà e
il ritmo del Bolero.
16.
Urlo:
Chitarre elettriche
Quattro chitarristi, disposti ai quattro angoli estremi
della piazza, ispirandosi ai modelli dell’urlo
rock, interrompono il paesaggio musicale precedente.
17.
Dialoghi:Voci narranti, coro di
piazza, folla, tape
Testo: frammenti da Roland Barthes, Christó, Italo
Calvino, Umberto Galimberti
Una polifonia narrativa ispirata alla differenza incontra
dialoga con le voci di Mare
nostrum e con quelle reali del canto e dei ritmi africaneggianti di Wumlonye
(da Re di Pietra, D. Vineis).
18.
Finale:Tamburi, coro di piazza, tape, campane
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