Paolo Cerlati, Enrico Strobino, Daniele Vineis
AGORAFONIA
Per musiche di piazza

 
Agorafonia (clicca qui per vedere il video) è un progetto di animazione musicale che si propone di far incontrare in una performance di piazza le musiche del mondo con le risorse musicali di un territorio specifico.
Il progetto prevede la messa in scena di una sceneggiatura predisposta dai tre autori, integrando idee e competenze dei partecipanti, in un processo costruttivo che coinvolge la piazza stessa sia come teatro che come oggetto sonoro. Lo spettacolo nasce, infatti, come ultima tappa di un breve laboratorio di musica d’insieme che coinvolge musicisti, insegnanti, studenti, che, oltre a cantare e suonare, sono chiamati a individuare tutto quanto in quella piazza può trasformarsi in strumento musicale e a collaborare alla regia della performance stessa.
La realizzazione di Agorafonia richiede la partecipazione di un minimo di 40 performers e un massimo di 60 (insegnanti, studenti di musica, musicisti dilettanti e/o professionisti). I performers partecipano a uno stage di 3 giorni che culmina nell'esecuzione pubblica della performance.
Oltre al gruppo partecipante allo stage il progetto prevede la partecipazione di:
1 o più bande locali
1 o più  cori locali
altri gruppi strumentali (gruppi percussivi, popolari, ensemble classici)
1 flautista 
1 violinista  
1 saxofonista  
4 chitarristi rock
3 attori
trampolieri, giocolieri, artisti di strada, teatranti, venditori ambulanti, ecc…
I solisti possono essere individuati anche all'interno del gruppo partecipante allo stage.
Nessuna di queste figure è irrinunciabile, tuttavia "più ce n'è meglio è".
I gruppi locali verranno contattati preventivamente per la preparazione di alcuni brani da inserire nella performance.

Agorafonia è stata fino ad ora realizzata tre volte: a Biella, il 25 giugno 2000, organizzata dall’Assessorato alla Cultura all’interno delle manifestazioni di Biella Estate; a San Gimignano, il 16 luglio 2000, organizzata dall’Associazione culturale Timbre in collaborazione con gli Assessorati alla Cultura dei comuni di Poggibonsi, Colle Val d’Elsa, Casole d’Elsa, Radicandoli, San Gimignano; a Bolzano, il 19 maggio 2001, organizzata dall’Associazione Musica Blu, in occasione del Festival delle Lingue.

Chi desidera realizzare Agorafonia può contattare Enrico Strobino enrico.strobino@csmdb.it

Qui di seguito una delle possibili trame: una versione verbale della partitura-sceneggiatura che, ovviamente, è pensata come opera aperta.

1. Il suono del tempo:  Folla, campane, tape
Un istante, un gesto, ed è lì che tutto inizia. La piazza si trasforma in strumento musicale, in cassa di risonanza, un teatro di suoni in movimento. Una piazza da suonare, da ascoltare, da guardare. Una piazza che accoglie le musiche del mondo. Persone, passi, note, gesti, nubi di suono. Pietre, metallo, aria, acqua. Nostalgia, sorpresa, meraviglia, ritmo, festa.

2. La festa di S. Lorenzo:  Bande itineranti e voce narrante
Testo adattato, tratto da: Alessandro Baricco, Castelli di rabbia, Rizzoli, Milano, 1991.
«… due bande iniziano a suonare, l’una a nord l’altra a sud, e suonando a camminare. Passi e note. Lentamente. Quelli di sinistra incontro a quelli di destra, e viceversa. Nubi di suono, incanalate nei mille passi di quella strada. […] Senti l’opposto strisciare di una specie di temporale sonoro, ma molto più dolce di un temporale, da sinistra sembra una danza, lieve, dall’altra potrebbe essere una marcia o anche un corale da chiesa, sono ancora lontani, si spiano da lontano, così – a chiudere gli occhi forse si riuscirebbe a sentirli distintamente, tutt’e due, contemporaneamente, ma distinti»

3. Song for flute: Palloncini, conchiglie, flauto, tape
Vengono distribuiti al pubblico palloncini gonfiati e ripieni d’orzo: è lo spaesamento del mare in piazza.  Su questo sfondo emergono segnali sonori di conchiglie e ottoni suonati dai balconi. Sul finire un brano per flauto solo, Song  for flute (Variazione sul Ritmo dei Battipali), eseguito dalla finestra più alta. Conclude il tape di Mare Nostrum con l’ingresso metaforico delle voci del mondo.

4. Suonare la città 1: Voce narrante, tubi metallici e bastoni itineranti, suoni di piazza, organetto di barberia, tape
Testo adattato, tratto da: G. Chiari, T. Tozzi, Suonare la città, Il Manifesto - Ultrasuoni 9, Febbraio 1997
Un Gamelan urbano, costituito da una banda di tubi metallici itineranti, attraversa la piazza; il ritmo incrocia quello di un altro gruppo che, sul sagrato, utilizza bastoni percossi; intanto tutt’intorno si suona la città: cartelli stradali, un pozzo, cancellate e quant’altro. Arriva un solitario organetto di barberia guidato da un vecchio suonatore ambulante; suona e sorridente distribuisce biglietti colorati con piccole frasi in regalo: «L’arte non è fatta di oggetti ma di emozioni: sei un artista anche tu che ti lasci stupire».

5. Sta per tornare il sig. Rail: Voce recitante
Testo adattato, tratto da: Alessandro Baricco, Castelli di rabbia, Rizzoli, Milano, 1991.
«Finché qualcuno grido' da una finestra Sta per tornare il signor Rail, e così per tutti i campi si mise a correre la voce Sta per tornare il signor Rail…»

6. Selciati: Tape, scope e bastoni
E' ancora la piazza a suonare: terra calpestata,  suolo percosso da scope, spazzoloni e bastoni. Un rimando alle origini della musica strumentale, della danza, del teatro: «sembra che dietro ogni strumento sottoposto a percussione ritroviamo il suolo medesimo preparato o no. Ora, il suolo della danza sta egualmente alla base del fatto teatrale». (A. Schaeffner, Origine degli strumenti musicali, Sellerio, Palermo, p.104)

7. Mongosyie: Tamburi, voci, tape
Dal tamburo di terra ai tamburi di pelle: un ensemble percussivo coinvolge la piazza nel canto, nel ritmo e nella danza in cerchio.

8. Cries of the square: Coro
Ispirato a grida di venditori provenienti da varie culture, Cries of the square rimanda direttamente ai paesaggi sonori preindustriali, meridionali, aperti: «le strade di tutte le maggiori città europee erano raramente silenziose, allora, per la continua presenza di mendicanti, venditori e musicisti ambulanti. […] In un’epoca in cui i negozi viaggiavano su ruote, gli annunci pubblicitari erano delle esibizioni canore e colpivano anche l’attenzione dei compositori, che le inserirono in numerose composizioni vocali». (R. Murray Schafer, Il Paesaggio sonoro, Ricordi, Unicopli, p.97)

9. Voices: Voci di piazza
Le grida di Cries of the square diventano reali: da finestre e balconi piovono grida e richiami.
 
10. Suonare la città 2: Voci narranti, tubi metallici itineranti, suoni di piazza, tape
Testo adattato, tratto da: G.Chiari, T. Tozzi, Suonare la città, Il Manifesto - Ultrasuoni 9, Febbraio 1997
«La comunicazione di pensieri produce suoni. Scrivere un brano musicale, così come ha fatto Giuseppe Chiari, dove si descrive la possibilità di un rapporto con la città diverso (stonato) da quelle che sono le normali abitudini (la norma, o disciplina quotidiana), ha prodotto nel recettore (ascoltatore) di tale riflessione una nuova sensibilità verso l’ambiente (il sistema) che lo circonda tale che egli si trova prima o poi nella situazione quotidiana di esecutore del brano “Suonare la città. […] I brani di Chiari non sono sistemi chiusi. Sono causa di modifiche e tali conseguenze sono a loro volta causa di una modifica del brano originale» (Tommaso Tozzi, Virus urbano, Il Manifesto - Ultrasuoni 9, Febbraio 1997)

11. Gesti metropolitani: Bidoni metallici, piatti, tape
Venti bidoni metallici da duecento litri danno forma musicale al sound urbano e metallico.

12. Non esiste spazio veramente libero:Tamburi d’acqua, shekere, tubi metallici, voce recitante, rombi e tubi aerofoni, tape
La frase di Christó fa da leitmotive all’incrocio di impronte sonore: il cuore pulsante dei tamburi d’acqua fa da sfondo alle voci del mondo di Mare Nostrum, alla polimetria di tubi metallici sparsi nello spazio, ai suoni d’aria di rombi e tubi.

13. Cammino da molto tempo ormai: Voce recitante, tamburi
Testo liberamente ispirato a una poesia di Shirley Daniels
Cinque grandi tamburi indiani al centro della piazza: un ritmo che è anche una danza; la folla si avvicina, parte un ritmo circolare, ripreso da venti tamburi che circondano i cinque centrali. Il ritmo si uniforma e cresce sempre più.

14. Burundi: Tamburi
Omaggio a The Drummers of Burundi.

15. Patchwork: Bande, Cori e tamburi
Patchwork, tattica tipica delle culture popolari, sovrappone nella festa musicale di piazza una melodia giapponese (Irodori, Kodo'), Bella ciao, Funiculi' Funiculà e il ritmo del Bolero.  

16. Urlo: Chitarre elettriche
Quattro chitarristi, disposti ai quattro angoli estremi della piazza, ispirandosi ai modelli dell’urlo rock, interrompono il paesaggio musicale precedente.

17. Dialoghi:Voci narranti, coro di piazza, folla, tape
Testo: frammenti da Roland Barthes, Christó, Italo Calvino, Umberto Galimberti
Una polifonia narrativa ispirata alla differenza incontra dialoga con le voci di Mare nostrum e con quelle reali del canto e dei ritmi africaneggianti di Wumlonye (da Re di Pietra, D. Vineis).

18. Finale:Tamburi, coro di piazza, tape, campane 


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