Opinioni di lettrici e lettori


Care lettrici e cari lettori,
da più parti giungono segnali di rinnovamento per quanto riguarda l'educazione musicale nella scuola di base. Conoscendo il vostro impegno e il vostro interesse relativamente all'educazione musicale, avremmo piacere di avere una vostra opinione in merito a quanto si sta muovendo nel panorama scolastico italiano riguardo alla musica.
Bastano anche pochi pensieri (anche un flash di poche righe, e comunque vi chiederemmo testi non molto lunghi - al massimo 2000 caratteri): col vostro consenso li 'appenderemo' a questa 'Bacheca'.
Inserite anche qualche riga di informazione sulla vostra Associazione, Centro, Scuola, ecc. indicando eventuale email e sito in rete.

SULLA RIFORMA
Scrivo per esprimere alcune riflessioni personali sul nuovo ruolo che la musica avrà nella scuola riformata e la profonda amarezza per la sconfitta che sta subendo l'educazione musicale di base nel nostro paese.
Il tutto nasce dalla sorpresa che provo confrontando quanto emerge dalle dichiarazioni del Ministro con il monte ore affidato alla musica nel settennio della scuola di base. Come fa De Mauro a insistere nel dichiarare che, nella nuova scuola ci sarà tanta musica, quando poi ad essa riserva solo 106 ore nell'ultimo biennio ed un numero imprecisato negli anni precedenti? I calcoli non sono molto difficili, sicuramente li abbiamo già fatti tutti e tutti siamo arrivati alla medesima conclusione. Mentre attualmente un alunno può beneficiare di due ore settimanali per tre anni, nella scuola del futuro le ore certe, curricolari, saranno poco più di una e, per giunta, in un biennio. Per le altre classi saranno previsti progetti affidati a personale di ruolo che, a questo punto, avrà molte ore da dedicare a questo scopo.
Sfido chiunque a non giudicarla una regressione; di fatto la musica avrà un peso minore nella formazione delle generazioni future. Il punto centrale della questione consiste nel fatto che il Legislatore, suppongo, considera risolto il problema mettendo a regime le scuole medie ad indirizzo musicale: "cosa vuole l'educazione musicale; ha già un suo indirizzo specifico, l'utente che desidera la musica si iscriverà ad un corso musicale!". È questo il tormentone degli ultimi due anni; sembra che l'educazione musicale coincida con lo strumento musicale dimenticando la dimensione che dovrebbe precederlo, vale a dire un serio lavoro sulle attività di base, quella didattica della musica che studiosi come Stefani, Porena, Spaccazzocchi, Ferrari . (mi perdonino gli assenti, fortunatamente l'elenco è molto lungo e non posso citarli tutti) trasmettono da anni nelle scuole di didattica che quasi tutti i conservatori hanno oramai istituito. 
Con l'indirizzo musicale e con i futuri licei musicali sembra quasi che si consideri risolto il problema. Dovendo pianificare nella scuola riformata curricoli con due ore settimanali in meno, una lingua comunitaria in più e tanta religione cattolica, è logico che i tagli avrebbero riguardato in particolare musica la quale, secondo i saggi, avrebbe già avuto spazio a sufficienza. In pratica viene sminuito il ruolo della disciplina e la validità del postulato secondo il quale "l'educazione musicale ... contribuisce, al pari delle altre discipline, alla maturazione espressiva e comunicativa del preadolescente" espresso nei programmi del 1979. Anche se i nuovi curricoli non escludono niente, lo spazio rimasto alla nostra disciplina è troppo stretto perché possa dare un contributo valido. Qui non si tratta di difendere interessi corporativistici ma di far sì che le conquiste del 1979 non vengano annullate.
Stiamo assistendo ad una ristrutturazione di tipo aziendale: le risorse di ruolo vengono gestite in maniera più ampia ed il contributo della musica dipenderà dalla pianta organica degli istituti o dalla buona volontà dei collegi docenti; non certo da un suo ruolo formativo riconosciuto ed istituzionalizzato. Poiché solo parte degli utenti beneficerà dell'indirizzo musicale, la maggior parte di essi si ritroverà a crescere con un peso della musica marginale. Questo tanto nella scuola dell'infanzia quanto nell'istruzione secondaria.
Affermo dunque che l'istruzione musicale di base sta subendo una dolorosa sconfitta; perché si stanno privilegiando solo alcuni aspetti dell'educazione con ed alla musica; perché questi stessi aspetti non arriveranno a tutta la popolazione; perché le forze più giovani ed innovative, coloro che si aggiornano e crescono professionalmente frequentando scuole di didattica e corsi di specializzazione, verranno definitivamente tagliati fuori dalla scuola nella quale, nei prossimi anni, state pur certi non si troverà più un precario di educazione musicale. 
Ciò che veramente rattrista è la freddezza del mondo musicale e la mancata presa di posizione di autorità veramente rilevanti del nostro panorama artistico, quei protagonisti della scena musicale italiana le cui affermazioni hanno una risonanza, negli organi di informazione, ben maggiore delle esternazioni di noi educatori. Perché non viene rivelato l'inganno; perché la stampa riporta acriticamente le dichiarazioni del ministero, lasciando credere al cittadino italiano che la musica abbia un ruolo più importante di quello sancito dal dettato legislativo? È veramente disarmante constatare che, alla fine, solo il vecchio Ministro Berlinguer abbia messo il dito sulla piaga con critiche ufficiali.
In ultimo val la pena segnalare lo scetticismo di molti addetti ai lavori sul buon esito del cammino della riforma a causa dei tempi tecnici troppo ristretti per l'attuazione di un progetto di così vasta portata; la fine della legislazione potrebbe rallentare o, addirittura, bloccare tutto.
Questa riforma va fermata per le sue deficienze strutturali, senza che si debba sperare in cavilli formali e legislativi.

Roberto Sbarbati, docente di educazione musicale, precario - Pesaro

IL VALORE DELLA MUSICA
Credo che ciascuno di noi ha il dovere di ‘dare’ alle nuove generazioni almeno un parte di quello che ha ricevuto a suo tempo, poco o tanto che sia. Io, come tanti, sono stato molto fortunato ad avere 18 anni quando quegli straordinari ‘anni 60’ sono passati di li e di questa fortuna desidero far parte i tanti giovani che amano la musica, amano ascoltarla, praticarla o viverla in qualsiasi maniera.
In quegli anni, quando tornavamo da scuola e percorrevamo i vicoli stretti della Città per tornare a casa, sentivamo uscire dalle finestre aperte le note di tante canzoni, trasmesse per radio, e non di rado ascoltavamo la voce di una mamma che ‘ci cantava sopra’ e…. ci sentivamo bene !  La musica stava entrando nella vita quotidiana di noi ragazzi,  ci cercavamo per fare un ‘complesso’ mentre cominciavamo a prendere lezioni dagli unici insegnanti a disposizione: i dischi a 45 ‘giri’,  le canzoni, la musica dal vivo.
Stavamo bene insieme, litigavamo bene insieme perché quello che ci univa era ‘la musica’, straordinario e semplice  linguaggio: il tempo di ‘ingoiare’ un boccone e poi via a ‘fare le prove’ nel ‘fondo’ di un amico o nella ‘stalla’ del vicino con strumenti, almeno all’inizio, a dir poco improvvisati.
Però, una volta fatte un po’ di canzoni, c’era la possibilità di suonarle davanti alla gente: i locali dove si faceva musica erano tanti, una frotta di amici ci seguiva come ‘fans’ e ogni occasione era buona per ritrovarsi e ballare con la musica suonata dai vari complessi. A quei tempi non c’era altro modo di ballare se non quello di chiamare un ‘complesso’ a suonare: e la gente ascoltava, ballava, richiedeva canzoni e noi nel palco ci sentivamo straordinariamente bene.
Oggi molto di questo è cambiato anche se i giovani sono certo hanno lo stesso sguardo, le stesse aspirazioni e provano le stesse emozioni di noi giovani di  allora ma hanno anche tante difficoltà in più.
Tante cose sono cambiate e altrettante cose non capisco perché non cambiano:
Perché ai giovani che desiderano suonare per hobby  viene praticamente impedito di farlo in pubblico se non sobbarcandosi di costi e burocrazie assurde come  fossero dei professionisti della musica ?
Perché l’unico modo di riascoltare musica, i dischi, costano ancora così tanto ?
Perché non si promuove adeguatamente il ritorno alla musica dal vivo nei locali pubblici ?
Perché ?

Silvano Martinelli, Città della Musica – Città di Castello
 

LA FORMAZIONE DEI DOCENTI
Cari amici, grazie per le informazioni relative al Convegno "La scuola cambia musica?" e per il documento finale.
In merito al dibattito sulla educazione musicale a scuola, vorrei trasmettervi le mie perplessita' relative alla formazione dei docenti.
Mi pare che le conclusioni si siano un po' appiattite alle esigenze di trovare uno sbocco professionale ai diplomati di didattica della musica. Certo cosa meritevole, ma in contraddizione con l'idea di progettare figure professionali che abbiamo competenze non disgiunte da quelle motorie e visive  e che siano capaci di rendere gli alunni 'sensibili' (non istruiti!) alla musica ed alle arti. 
Ora, considerando che il nuovo Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria ha avviato un dibattito ed ha delle esperienze attorno alla formazione specifica dei docenti (specie attraverso l'idea innovativa di laboratori universitari), considerando anche che i Decreti di Area prevedono percorsi specializzati entro il curricolo universitario, considerando che non conviene a nessuno separare gli apprendimenti (almeno fino ad un certo punto del nuovo ordinamento dei cicli scolastici), io penso che si dovrebbe puntare di piu' su una formazione universitaria piu' attenta alle varie expertises, piuttosto che pensare a formazioni professionali settoriali (se si entra in questa ottica, allora tutti hanno diritto a rivendicare 'esperti' per il proprio settore disciplinare). 

Gianfranco Staccioli, Università di Firenze

 


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