Relazione
tenuta nel corso del Seminario nazionale Progetto Musica, organizzato dal Ministero
Pubblica Istruzione - Ispettorato allIstruzione Artistica, dal titolo "La
musica nella Scuola: I progetti laboratoriali"
Castiglione della Pescaia 12-15 Dicembre 1999.
|
Un pensiero che non abbia a che fare con
il gioco sarà di certo un pensiero mancato. |
|
A. Dal Lago, P. A. Rovatti, Per gioco.
Piccolo manuale dellesperienza ludica, Cortina, 1993 |
PREMESSA
Nel tentare di contribuire alla messa a fuoco della figura del coordinatore
assumerò l'indicazione fornitami dal titolo che mi è stato assegnato in maniera
"larga": cercherò cioè di affrontare alcuni temi, o meglio, di far luce in un campo
dazione entro il quale secondo me è importante che il coordinatore sia situato,
al fine di farne emergere alcuni tratti specifici. Per fare questo mi avvarrò - oltre che
naturalmente della mia esperienza di formatore e di insegnante di educazione musicale
nella scuola media - di riflessioni nate all'interno di un gruppo di ricerca con il quale
condivido da vari anni esperienze e avventure nel campo dell'educazione e dell'animazione
musicale e che oggi si riconosce nel Centro Studi Musicali e Sociali Maurizio Di
Benedetto di Lecco.
ORIZZONTI
DELL'EDUCAZIONE MUSICALE
E' difficile parlare dei laboratori musicali e della figura
del coordinatore senza esplicitare l'idea di scuola e di educazione musicale all'interno
della quale ci si muove, o meglio, ci si vuol muovere:
"ci piace pensare alla scuola come a uno spazio-tempo di ricerca, di avventura
e di gioco, di esplorazione e di sperimentazione del possibile, luogo
dell'immaginazione e del come se, occasione di dialogo, di messa in
campo di risorse, di realizzazione di progetti e desideri".
Così inizia il documento sullEducazione Musicale di base redatto dal
Gruppo Musica MCE (Movimento di Cooperazione Educativa) qualche tempo fa (1).
Mi pare che questa piccola rete di parole-tema rappresenti un buon orizzonte
entro il quale ascrivere anche il ruolo dei futuri laboratori e dei relativi coordinatori:
ESPLORAZIONE SPERIMENTAZIONE RICERCA
IMMAGINAZIONE AVVENTURA GIOCO
DIALOGO
RISORSE PROGETTI DESIDERI
Questa rete di parole non pone al centro
l'apprendimento di contenuti disciplinari codificati: la nostra concezione di Educazione
Musicale ci porta infatti ad individuarne il senso non primariamente nell' imparare la
musica, poiché l'orizzonte, il campo, l'area del nostro intervento non è la
musica ma l' esperienza umana e sociale della musica.
Che cosa ci muove allora principalmente, che cosa ci interessa di più nel proporre
esperienze musicali nella scuola?
- Ci interessa incontrare progetti, motivazioni, comportamenti, valori - musicali e
non - creando campi energetici in cui, attraverso la musica, le persone (insegnanti,
ragazzi e ragazze, bambini e bambine) entrino in relazione e si confrontino;
- ci interessa una scuola centrata sui vissuti e le identità di chi
vi partecipa, centrata su un percorso circolare, su un circuito a spirale che unisce le persone
- i loro sogni e progetti, le loro risorse, i loro bisogni, le
loro esperienze e competenze - con i saperi musicali;
- ci interessa porre al centro dell'intervento educativo esperienze, motivazioni
e modalità che tendano a realizzare progetti con/sulla musica;
- assumiamo questo valore dialogico come dominante su altri valori più
contingenti, come tratto che caratterizza uno scenario educativo polifonico, in cui
i sensi e i significati siano continuamente contrattati, interpretati, non semplicemente
accettati o dati per scontati; un valore che spinge oltre gli aspetti tecnicistici, oltre
una didattica che trasmette conoscenze e abilità apparentemente neutre;
- poniamo laccento più sul fare che sullo studiare: in altre
parole pensiamo che si impari più facendo esperienze finalizzate a essere qui ed ora
(con motivazioni personali e realizzazioni presenti), che con uno studio motivato
dallesterno e indirizzato verso realizzazioni differite, verso futuri più o meno
lontani;
- pensiamo quindi al presente, alle sue passioni, ai suoi desideri, alle sue
musiche, in cui confluisce il passato, con le sue storie, le sue memorie, i suoi
percorsi. Nel contempo guardiamo al futuro come al luogo della progettazione,
dellanticipazione, della previsione, dellimmaginazione,
della trasformazione, più che a quello del prepararsi per... dellessere
pronti a... del transito verso... Solo la compresenza equilibrata di queste due
dimensioni può consentire di vivere la scuola come unoccasione effettivamente
formativa, come viaggio che consenta di stringere rapporti, di incontrare affetti, di
condividere esperienze ed emozioni, di acquisire competenze vive e funzionali.
LA DIMENSIONE ESTETICA
Pensiamo che il fare artistico possa diventare un
criterio organizzativo e operativo fondamentale per la strutturazione di contesti
educativi scolastici ed extrascolastici. In campo musicale ciò significa porre al centro
il lavoro compositivo, la manipolazione di oggetti e materiali sonori, la musica
d'insieme, limprovvisazione vocale e strumentale, la sperimentazione di tecniche. In
altre parole significa porre al centro il fare esperienze estetiche, o meglio,
prendere in considerazione la dimensione estetica dell'esperienza, intesa, per
dirla con L. M. Lorenzetti, come "quella condizione particolare dell'essere, del
relazionarsi e del conoscere che possiamo sperimentare a partire da una messa in forma
delle emozioni e dei sentimenti" (2).
UN LABORATORIO DI
RELAZIONI
Al centro sta il saper essere allinterno del
rapporto educativo: la qualità della relazione, dentro al gruppo e tra insegnante e
gruppo, rappresenta il campo entro il quale vengono ad inserirsi i saperi più
specifici. Richiamiamo quindi lattenzione su tutto ciò che va a definire un certo stile
di animazione e di relazione, centrato sui gruppi e sugli individui: gli aspetti tecnici e
gli aspetti umani sono in tale prospettiva strettamente legati e complementari.
Il modello operativo che in questa prospettiva ci sembra più adeguato è proprio
quello del laboratorio, inteso però in un'ottica più larga che non quella che lo
identifica semplicemente con un luogo attrezzato per fare musica:
- Il laboratorio è un concetto, unidea, un metodo;
- Il laboratorio è uno spazio/tempo in cui il lavoro convive con, o meglio
produce, o, ancora meglio, si identifica con le dimensioni del piacere, del
desiderio, del gioco;
- Il laboratorio è uno spazio/tempo ecologico, in cui le dinamiche
relazionali e lo star bene sono valori fondamentali;
- Il laboratorio si fonda su una visione unitaria di corpo e mente, su una
dimensione plurisensoriale della musica e della cultura; è un contesto che tende alla
realizzazione del desiderio di costruzione e affermazione delle proprie identità, che per
i ragazzi e le ragazze si identifica soprattutto in una pratica educativa attiva,
espressiva e creativa, che trae insegnamento dallautoriflessione. In questa
direzione poniamo al centro dellintervento educativo esperienze, motivazioni
e modi di appropriazione che tendano a realizzare progetti con/sulla musica:
progetti di piacere, socializzazione, relazione, animazione, ricerca;
- Il laboratorio è uno spazio/tempo che riconosce, accetta e valorizza la
compresenza di musiche, punti di vista, progetti, competenze, gusti, vissuti musicali,
promuovendo identità e autonomie;
- Il laboratorio privilegia una progettualità in situazione, che non si
basa principalmente su un sapere disciplinare, che non rinuncia ad affrontare le
dimensioni delloccasionalità, dellimponderabilità, del dubbio; ciò non
significa porre in secondo piano i contenuti ma tentare di aprirli e finalizzarli e
quindi trasformarli, ripensarli, riconvertirli, condizionarli alle persone, alle
relazioni, alla quotidianità, alle risorse e ai desideri.
LA MUSICA D'INSIEME: UN
GIOCO COOPERATIVO
Vorrei fare alcune considerazioni che riguardano la musica
d'insieme, in quanto penso che la molteplicità di pratiche attinenti a quest'area
costituisca il centro della proposta dei laboratori.
Cercherò quindi di definirne alcune caratteristiche nella prospettiva
dell'Animazione Musicale, senza con questo escludere che all'interno dei laboratori
possano essere attuate attività di musica d'insieme che si rifanno ad altri modelli
relazionali:
- la musica dinsieme, in un contesto laboratoriale, si propone ai soggetti
come esperienza di gioco, e quindi non primariamente finalizzata allapprendimento
né allo spettacolo. In altre parole chi suona non si propone in prima istanza di imparare,
né di rappresentare, ma primariamente vuole vivere unesperienza
esteticamente gratificante, pensando alla dimensione dellestetico come
connotante il gioco dei sensi. La presenza del pubblico non rappresenta quindi un
fattore fondamentale per lesperienza: in altre parole non fa parte dei fini primari
dellattività. Ciò non significa ovviamente che non vi debbano essere spettatori.
Significa invece che lesperienza avrebbe senso anche senza la presenza di essi.
Se unattività viene svolta per
conseguire un fine particolare (lapprendimento, la sperimentazione di dinamiche di
gruppo o la produzione di una competizione-spettacolo retribuita, anche se gratificante
per chi la pratica) essa, a rigore, non può essere detta gioco. Le manca infatti il
requisito della gratuità. Questo requisito è fondamentale per poter definire
unattività gioco, avendo il gioco come suo fine nientaltro che se
stesso. Con ciò non si vuole assolutamente negare che il gioco possa avere benefici
effetti sulla persona umana (apprendimento, compensazione psicologica, creatività
).
Si vuole solo sottolineare che il gioco offre questi suoi benefici effetti gratuitamente,
senza che chi gioca debba proporseli (3).
- La musica dinsieme non ha come obiettivo primario lapprendimento ma deve
comunque determinare una crescita dei partecipanti, comprendendo tra questi
lanimatore/animatrice (reciprocità). In essa il piacere è elemento
centrale: è compito dellanimatore /animatrice costruire le condizioni perché esso
si determini, per esempio calibrando le attività sui reali potenziali musicali del
gruppo, per evitare vissuti di inadeguatezza e di frustrazione che impedirebbero la
possibilità di comunicare attraverso la musica.
Nel laboratorio il ruolo dominante
dellanimatore/animatrice non è allora quello di insegnare, ma quello di
creare situazioni e di proporre esperienze adeguate, in modo da permettere e favorire lo
scambio e linterazione musicale tra i partecipanti;
- In questo senso la musica dinsieme può offrire buone occasioni di cooperative
learning, pensando soprattutto al concetto centrale di questo stile di apprendimento,
l'interdipendenza positiva. C'è interdipendenza positiva in tutte le situazioni in
cui gli individui perseguono un obiettivo comune in modo cooperativo, e non competitivo:
Nella situazione cooperativa, gli individui sono
vincolati fra loro in modo tale che la probabilità che ha uno di essi di conseguire il
proprio obiettivo dipende dalla probabilità che hanno gli altri di conseguire il proprio.
Tra di essi esistono, cioè, relazioni di interdipendenza "positiva", in quanto
la condivisione dell'obiettivo comune diventa fattore propulsivo della crescita e dello
sviluppo sia del singolo che dell'intero gruppo (4).
DAL LABORATORIO AL
CANTIERE
Mi piace pensare al ruolo del laboratorio all'interno di un territorio, oltre che
come campo da gioco, anche come ad un luogo di produzione artistica, come ad
un cantiere d'arte, una bottega artigiana di musica.
Quest'idea conduce anche in questo caso verso una parziale descolarizzazione
del laboratorio musicale. Parlando di descolarizzare non intendo primariamente il
fatto di aprire l'uso del laboratorio anche ad utenti extrascolastici (ben venga,
comunque!) quanto al fatto di qualificare i progetti del laboratorio andando anche in
questo caso oltre la logica dell'apprendimento.
Cosa significa questo: significa passare da finalità centrate sull'acquisizione
(di competenze, esperienze, capacità, ecc
) alla progettazione per gli altri.
Questa prospettiva mi sembra particolarmente importante per i giovani adolescenti: credo
che non si possano proporre progetti simili a bambini, a giovani, ad adulti e ad anziani.
Una direzione per qualificare i progetti giovani potrebbe essere proprio questa:
farli entrare dentro a contesti produttivi e non solo laboratoriali. In
altre parole si tratta di produrre qualcosa di socialmente valutabile e visibile; si
tratta di uscire dalla logica del consumo di apprendimenti che non vengono poi mai spesi
realmente all'interno della comunità locale. Andare oltre l'arricchire, il fornire,
il formare
verso il costruire, il produrre, l'inventare, l'organizzare,
il partecipare. Tale prospettiva pone il laboratorio territoriale di musica in
un'altra luce rispetto ad altre agenzie educative che propongono la vastissima gamma dei corsi.
IL
COORDINATORE
Le qualità più importanti sono la curiosità, lattitudine
allesplorazione, il piacere della sperimentazione e della ricerca: il piacere di
sperimentare strumenti e materiali operativi, osservativi, animativi, di studiare
studiandosi, di imparare educando, e così via.
La direzione è quella che cerca di far entrare nel lavoro di ogni giorno, nei
contenuti istituzionali, programmatici, disciplinari, il mondo reale, con la
complessità di nodi e intrecci umani e musicali che presenta, cercando in questa fatica
il senso educativo, ma anche il gusto e il piacere, del proprio ruolo. Tale prospettiva
necessita che i percorsi formativi e di aggiornamento potenzino e valorizzino:
- uno stile centrato sul gruppo
- capacità di osservazione/gestione dei
gruppi e delle comunità;
- un saper fare in stretto collegamento con
il sociale e, in generale, con tutto ciò che dalla scuola sta fuori (musiche, enti,
persone, occasioni...);
- frequentazione di aree oltre la musica
(animazione socio-culturale, pedagogia, antropologia, psicologia, semiologia, ecc...);
- capacità tecnico-pratiche in senso
orizzontale (polistrumentismo, altri linguaggi espressivi, tecnologie informatiche e
multimediali;
- percorsi di ricerca nel campo
pedagogico e musicale;
- percorsi ed esperienze di connessione tra
il fare pedagogico e il fare artistico-estetico;
- esperienze autoformative.
Infine:
Cè spazio, nella formazione, per condurre anche ricerche disinteressate;
il cui scopo, e la cui ragion dessere, è rintracciabile, quindi,
nellesclusivo gusto del conoscere, nel piacere di affinare i propri criteri e
strumenti osservativi, esplorativi, concettuali (anche), per studiare, contemporaneamente
studiandosi, in quanto attore o spettatore, i luoghi nei quali accadono fatti, si
incontrano persone, si cambia, si impara, si passa una parte rilevante del proprio tempo,
a prescindere dalletà e dai bisogni formativi (5).
NOTE:
(1). Il documento è stato pubblicato
sul n.1/98 di Cooperazione Educativa, rivista trimestrale del Movimento di
Cooperazione Educativa, edita dalla Nuova Italia. Il Gruppo Musica MCE è nato
nel 1997. Fanno parte del gruppo soci del MCE che si occupano abitualmente e
professionalmente di educazione musicale, tra i quali: Maurizio Disoteo, Pierpaolo Marini,
Diana Penso, Mario Piatti, Renato Rovetta, Maurizio Spaccazocchi, Enrico Strobino,
Maurizio Vitali.
(2). Cfr. L.M. Lorenzetti (a cura di), La dimensione estetica dellesperienza,
F. Angeli, Milano 1995.
(3). Mario Pollo, "LAnimazione attraverso il gioco e lo
sport", in Animazione Sociale n.5, 1997, Gruppo Abele
(4). Mario Camoglio, "Verso un'interdipendenza positiva",
in Animazione Sociale n.1, 1999, Gruppo Abele
(5). Duccio Demetrio, Micropedagogia. La ricerca qualitativa in educazione, La
Nuova Italia, Firenze, 1992, p.XI.
|