Una volta avevamo paura del bosco. Era il bosco del lupo, dellorco, del
buio. Era il luogo dove ci si poteva perdere. [
]
Ci si sentiva invece sicuri fra le case, in città, nel vicinato. Era questo il luogo dove
ci si cercava fra compagni, ci si trovava per giocare insieme. [
]
Nel giro di pochi decenni è cambiato tutto.[
]
La città non ha più abitanti, non ha più persone che vivono le sue strade, i suoi
spazi: il centro è il luogo di lavoro, di compere, di rappresentanza, non di vita; la
periferia è il luogo dove non si vive, ma si dorme soltanto. La città ha perso la sua
vita. La città è diventata come il bosco delle nostre fiabe (1).
Loggetto di
questo intervento (2) è la trama costituita da una serie di proposte che definirei
di animazione musicale, che ho portato avanti nel corso della.s.1997-98 con
due classi di prima media (3).
Cercando di individuare gli stimoli che mi hanno spinto a intraprendere un percorso di
educazione ambientale legato a proposte di animazione musicale mi piace citare tre fonti.
Tempo fa, una cara amica, Monica Volta, reagendo a un fumoso e pazzoide progetto di
animare musicalmente la città di Urbania, di cui immaginavo le conseguenze con M.
Spaccazocchi, mi spedì alcuni materiali di G. Chiari, B. Munari e altri, raggruppati con
il titolo di Campo Urbano, relativi a una serie di performances realizzate
allinizio degli anni 70 a Como.
Qualche tempo dopo, al convegno del nazionale del MCE, ascoltai quasi casualmente un
intervento di Francesco Tonucci sul tema de La città dei bambini. La sua relazione
mi coinvolse e mi entusiasmò, facendomi balenare l'idea di provare a coinvolgere anche la
musica, o meglio leducazione e lanimazione musicale, nellarea di
pensieri e proposte riguardanti questo tema.
Ritrovai poi G. Chiari in un numero di Ultrasuoni, inserto musicale de Il
Manifesto, in cui compariva un suo testo, o meglio, un suo brano, intitolato
appunto Suonare la città.
Il pensiero guida del
progetto consiste nel considerare la città come pensiero/spazio positivo, come
ventaglio di occasioni creative, educative, conoscitive. La città quindi come risorsa,
come teatro per mettere in scena parole, suoni, pensieri, segni, al di là della
dimensione dellutile, del produttivo, verso una proposta di
tempi/spazi di gioco, da affiancare, da sovrapporre, da far incontrare, da confrontare con
i tempi/spazi di lavoro. La città come ambiente (anche sonoro), ovvero come
insieme di luoghi/situazioni/occasioni urbane: un ambiente non tanto da studiare,
da indagare, ma piuttosto nel quale intervenire con animazioni, incursioni,
composizioni. Si tratta quindi in prima istanza di un progetto di animazione
estetica, ovvero una serie di azioni per ri-cercare allinterno della città
anime inconsuete, guidate da itinerari sensoriali e in prima istanza sonori.
Le nostre città sono luoghi di velocità, di transito, di divieti; la metropoli è
metafora dellisolamento, dellanonimia. Come ci ricorda Tonucci, tutto ciò che
è di strada è simbolo di povertà e degrado (bambini, ragazzi, donne
di
strada): la strada è nemica, luogo da cui difendersi, proteggersi; luogo del
dis-piacere, dellinquietudine, dello stress. Anche nella scuola leducazione
ambientale è storicamente indirizzata alle aree naturalistiche (il bosco, il
fiume) e molto meno alle aree urbanizzate.
Come si pone la musica
rispetto a tale contesto?
Ho individuato quattro possibili modalità di rapporto tra Musica e Città:
- Rispecchiamento:
suonare come
la città, ovvero, citando P. Tagg, gridare al di sopra del traffico (4).
Si tratta di musiche che accolgono nella loro forma le impronte dei paesaggi
metropolitani, industriali, del fracasso del traffico: paesaggi sonori che non hanno quasi
mai variazioni di volume, come una fascia molto larga il cui spessore non cambia, un muro
sonoro in cui tutto è in primo piano, che ci impegna nello sforzo di farci sentire
come individui, nel gesto eroico di un assolo. Un esempio storico può essere lHeavy
Metal.
- Arredamento
: suonare insieme/sotto
la città. E quella che comunemente viene denominata muzak: musica che possa
essere ascoltata e allo stesso tempo ignorata; musica che si adegua e che fa
adeguare allambiente; musica che si confonde e ci confonde, che
contribuisce ad omologare i tempi e gli spazi (del lavoro e del piacere, del sacro e del
profano, dellutile e dellestetico), senza che ce ne si possa accorgere. Tutto
è desiderabile o perlomeno sopportabile. Musica discreta. Estetica
dellindifferenza.
- Allontanamento
: suonare fuori
dalla città. Musica che ci porta fuori, in mondi altri: tutta la musica
(tutta larte e il gioco) è in fondo una pratica per andare fuori di sé, oltre
la dimensione della quotidianità. Esistono tuttavia poetiche che si propongono come
specifica alternativa (antidoto, farmaco, antibiotico
) nei confronti dei paesaggi
cultural/musicali metropolitani, inquinati e sporchi: musica ecologica, che
ri-pulisce la mente, che disinfiamma; musica antistress. Musiche fuori-città.
- Spaesamento
: musiche stra-vaganti,
ovvero suonare nella/la città. La città come ventaglio di occasioni creative,
educative, conoscitive: la città e il desiderio. La musica di strada è di
per sé un piccolo scandalo, come ha ben sottolineato P. Sassu (5), è una provocazione,
è disordine: trattiene il passante, lo frena, lo rallenta, gli impone una breve perdita
di tempo, un tempo inutile, non-produttivo, quindi tempo di gioco, tempo
estetico. Il suonare per le strade tuttavia mantiene la città ancora
nel ruolo di contenitore: non la coinvolge direttamente, non la forza più di tanto, non
inventa nuovi codici. Si tratta appunto di suonare nella città. Ma si può suonare
LA città? Certo la città già suona, e anche troppo: non si tratta di iniziare a
suonare la città: si tratta di iniziare a suonare la città in un altro modo: la
città come strumento musicale, la città come strumento a percussione. Pensare,
progettare, costruire, comporre
musiche (pensate) per la strada, la piazza,
la città. E il pensiero di una musica che, invece di adeguarsi a paesaggi,
situazioni e occasioni, le inter-rompe, creando spaesamenti e catturando
lattenzione: alla ricerca di un ascolto che muove, che richiede una riorganizzazione
della percezione e delluso degli spazi, che trasforma le relazioni, le persone, che
mette in moto la mente e non la ipnotizza (6).
Non esiste spazio
veramente libero,... lo spazio intero è stato progettato da qualcuno e sottoposto a
regolamenti e già posseduto da qualcuno, si tratta quindi di prendere a prestito questo
spazio e in un certo senso sottrarlo all'abitudine quotidiana con un'azione che è
"Disturbo" e che costringe a ripensarlo o anche solo a prenderne coscienza. La
perturbazione che si inserisce nella quotidianità di vita di uno spazio, i significati
nuovi e diversi che esso assume, sono tutti effetti dell'intervento artistico. Non lo sono
invece gli scopi, che restano interni ad una dimensione squisitamente ed unicamente
estetica. "Enjoy and beauty", non bellezza come rigido e asettico principio
teorico, separato dalla vita, bensì una bellezza che entra con prepotenza nell'esistenza
di migliaia di persone. Una bellezza imprevista e fugace destinata a vivere nella completa
libertà dell'attimo in cui si rivela (7).
Durante lanno
abbiamo progettato e realizzato una serie di spaesamenti e incursioni nella nostra
città.
Ecco alcuni titoli di musiche/interventi stra-vaganti (clicca sui titoli
evidenziati): Cries of the city, Music for Ipermarket, Gamelan per cartelli stradali, Musica per Piazza Cisterna. Abbiamo pubblicizzato
lidea del suonare la città costruendo una serie di manifesti e li abbiamo affissi
lungo le vie del centro; abbiamo costruito un ipertesto e abbiamo composto una canzone, La città dei bambini, cantata poi in Consiglio
Comunale durante la presentazione di una serie di progetti di architettura partecipata
(8).
Assumere il bambino
come parametro di cambiamento significa anche, o forse prioritariamente, ridare alle
nostre strade il ruolo sociale, di luogo pubblico, dellincontro, del passeggio e del
gioco che hanno avuto e che debbono recuperare. Le strade non diventeranno sicure quando
saranno piantonate dalla polizia, dallesercito o dalle ronde volontarie, ma quando
verranno conquistate dai bambini, dagli anziani, dai cittadini. [
]
Se nella città si incontrano bambini, che giocano, che passeggiano, da soli, significa
che la città è sana; se nella città non si incontrano bambini significa che la città
è malata (9).
NOTE
1. Francesco Tonucci, La
città dei bambini, Laterza, Bari, 1996.
2. Il presente articolo è già stato pubblicato, senza i rimandi ipertestuali, su Ecole,
n.63, novembre 1998, con il titolo "Come suona la città".
3. Il percorso è stato realizzato nella Scuola Media Statale N. Costa di Biella.
4. Cfr.: Philip Tagg, Leggere i suoni. Saggio sul paesaggio sonoro e la musica, la
conoscenza, la società, in Franco Fabbri (a cura di), Musiche/Realtà. Generi
musicali/Media/Popular Music, Unicopli, Milano, 1989, pp.168-183.
5. Pietro Sassu, "Uno spazio a perdita di tempo", in: La Musica, la strada,
la piazza, Atti del Convegno di Pelago, 8/11 Luglio, 1993, PUM Progetto
Uomo-Musica n.6, Pro Civitate Christiana, Assisi.
6. Cfr.: Giuseppe Chiari, Tommaso Tozzi, Suonare la città. Un brano musicale di
Giuseppe Chiari eseguito da Tommaso Tozzi, in "Il Manifesto
Ultrasuoni", 9 Febbraio 1997.
7. Da un'intervista di Francesca Comisso a Christo.
8. Questi e altri materiali sono contenuti in: E. Strobino, Suonare la città. Percorsi
di animazione sonora, Dispensa della Scuola Estiva di Animazione Musicale, Centro
Studi M. Di Benedetto, Lecco, 1998. La dispensa è richiedibile
direttamente a Enrico Strobino.
9. F. Tonucci, op. cit. |