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Iglesias,
Teresa Sannia, SILENZIOSAMENTE...IN MUSICA
Animazione musicale nel tempo extrascolastico
[…]
La lingua diventa e passa. Il silenzio resta.
Il silenzio è fecondazione ed apertura,
orchidea dell’anima.
Il mutismo è sterilità e chiusura,
albero secco,
calamo spezzato.
(Michel Camus – L’arbre de vie du vide)
Premessa
Può sembrare paradossale proporre ad un gruppo di adolescenti un progetto
musicale che assume in sé il valore del silenzio.
Siamo abituati, dalle modalità di trasmissione culturale della società
occidentale, a concentrare la nostra attenzione su un processo educativo
costruito su regole di gioco, in cui al centro sta il prodotto con le sue
tecniche e le sue forme, ai confini l’individuo con i suoi desideri,
bisogni, potenziali creativi. Silenziosamente..in musica, sott’intende
l’attenzione che è stata riposta all’altra faccia della medaglia della
musica, ossia, a quella realtà silenziosa meno appariscente del suono o del
prodotto sonoro ma che ne rappresenta il senso su cui esso prende forma
Il contesto
La scuola media dell’Istituto Comprensivo Don Milani risiede in un quartiere
popolare in cui sono concentrate diverse tipologie di disagio sociale dovuti
in gran parte alle gravi difficoltà economiche del Sulcis Iglesiente e la
scuola, che per molti di loro rappresenta l’unica occasione di arricchimento
delle proprie esperienze, ne diventa triste testimone.
Il luogo di incontro
Il gruppo, come portatore di quotidianità è il luogo privilegiato di scambi
di competenze musicali. Tracciare un percorso di animazione musicale che
porta in sé questo valore , significa dar vita ad un nuovo spazio: quello
partecipato, in cui risiedono quei valori , codici comuni condivisi, che
danno senso allo spazio occupato e a quello vissuto.
Il privilegio del suono, in questo luogo, non è solo dello strumento che lo
produce né solo della mente che lo accoglie.
Il privilegio del suono appartiene al dialogo tra spazi sonori esteriori ed
interiori.
Il privilegio di un gruppo è quel suono che valorizza il dialogo, e ciò, per
un animatore musicale, significa entrare in relazione con un “luogo” in cui
essenzialmente, si anima all’accoglienza.
Il viaggio nel musicale
Durante uno dei primi incontri, è stato mostrato alle ragazze e ai ragazzi
del laboratorio un video musicale live, in cui Ron, F.Mannoia, F.De Gregori
e P.Daniele, si esibiscono in “una città per cantare”.
Da questa esperienza è nata l’idea che anche noi, potevamo affrontare un
viaggio, pur partendo da “aeroporti diversi”, per incontrarci in una nostra
città per cantare.
Ogni incontro ha segnato una tappa importante per il nostro viaggio
musicale.
Ciascuno di noi, me compresa, ha avuto l’opportunità di aprire le proprie
valigie e trovare quegli oggetti di scambio per dar senso e valorizzare il
nostro stare insieme.
Il nostro viaggio è terminato con la realizzazione di un’unica valigia: un
video-clip musicale. La canzone di Ron, “una città per cantare” è stata
modificata nel testo, ed alcune variazioni ritmiche, arricchite da semplici
idee musicali, hanno dato l’opportunità di inserire un semplice rap.
Il video-clip è stato mostrato, con grande orgoglio da parte dei ragazzi e
delle ragazze, alla comunità scolastica.
Animati e animatori davanti al cambiamento
L’esperienza del laboratorio
musicale è stata per me emotivamente molto forte.
Ritrovare il mio passato di adolescente giudicata a rischio, mi ha dato
l’opportunità di dimostrare con decisione, che l’incapacità di un momento
non è il fallimento di un’intera vita e che il disagio risiede spesso dove
meno ci si aspetta.
Ho preferito agire guardando alla normalità, pensata come un diritto al
benessere, come il raggiungimento, consapevole, di un equilibrio dinamico
tra agio e disagio.
Non esiste situazione d’agio senza una forte motivazione che ci consente di
convivere anche con l’esperienza del disagio.
La forte motivazione legata al piacere del fare/ascoltare musica è ciò che
più di altre esperienze mi ha insegnato il mestiere del cercatore d’oro:ore
e giorni trascorsi a trovare poche pagliuzze d’oro in un mare si sabbia e
fango. Imparare questo mestiere è assolutamente un diritto di tutti, non è
necessario vivere tragedie per essere motivati a farlo, perché crescere è
un diritto di tutti.
Agire sul musicale, “stuzzicando” le condotte, porsi nella situazione in cui
animato e animatore mettono in gioco la propria progettualità, senza negar
nulla alle proprie emozioni ma rimescolandole in un gioco interattivo nella
ricerca di nuovi sensi., provoca senza dubbio una crescita e, crescere a
volte è difficile sia a 15 anni ma anche a 40, quando si pensa di essere
cresciuti abbastanza.
Il ricamo alla rovescia
L’immagine che ha accompagnato il mio viaggio all’interno di questo
laboratorio musicale, è stata quella del ricamo alla rovescia regalatami da
un caro amico tanti anni fa: chi ha avuto la fortuna di seguire il lavoro
del ricamo, avrà certamente potuto notare che mentre al dritto, il disegno
prende pian piano forma, al rovescio esso si presenta come un caotico
groviglio di fili. Può accadere talvolta che a fine lavoro, l’occhio attento
della ricamatrice scorga qualche punto da ritoccare in tal caso non v’è
scelta: occorre ripercorrere l’intricato intreccio. Per far questo,
specialmente se il lavoro è stato lungo, occorre coraggio, pazienza e
soprattutto occorre aver conservato la memoria del passato.
Può succedere nella vita, di imbattersi in quegli incontri che non lasciano
possibilità di scelta: o rimanere impigliati nel groviglio dei fili, o
percorrerli fino a trovarne il senso.
Ancora uno sguardo, allora, alla ricamatrice: ogni suo movimento richiama
l’atteso incontro col suo desiderato ricamo.
Per questo sceglie con cura i materiali.
Con fare deciso ma leggero, percorre le trame della tela ora al dritto, ora
al rovescio. Il suo tempo non conosce minuti ma percorsi colorati.
Il suo spazio non conosce tela, ma armonici incontri con i desideri. Ha
imparato dai fili, come compagni di viaggio, la strada per raggiungere
l’oggetto dell’attesa, perciò, ama il dritto del lavoro allo stesso modo del
suo rovescio.
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