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Torino, Ada Gardini: ANIMAZIONE MUSICALE NEL TRATTAMENTO DI SOGGETTI DOWN

ALLA RICERCA DI UNA DEFINIZIONE DI ANIMAZIONE MUSICALE
Il percorso per tentare una definizione di Animazione Musicale, non configurandosi ancora né come modello, né come metodo è sicuramente quello di partire dall’esperienza soggettiva che, basandosi su premesse non verificabili, ma su convinzioni personali trovi una condivisione prima all’interno di un gruppo, quindi di una corrente di pensiero ed infine della comunità scientifica.
Occorre partire perciò dai dati di realtà: la musica suscita in ogni individuo delle emozioni. Questa è esperienza comune.
Si può riflettere sull’esperienza e tentare di formulare una teoria.
Poiché si tratta di evocare delle potenzialità filogeneticamente ed ontologicamente determinate, l’Animazione Musicale assumerà sfumature diverse e diversa denominazione a seconda del contesto, dell’operatore e delle finalità che ci si pone.
Si possono utilizzare tecniche uguali: sono i livelli d’intervento che cambiano.
Probabilmente la specificità dell’Animazione Musicale va ricercata nella sua versatilità, vale a dire in una maggiore possibilità di applicazione nei settori più disparati rispetto ad altre aree espressive e nella centralità che occupa il gruppo piuttosto che l’individuo.
Credo che una parole chiave per meglio comprenderla sia divertimento quale forma esteriorizzata del piacere mediato dalla musica. Piacere che diventa manifestazione espressa e collettiva.

PSICOMOTRICITA’ E ANIMAZIONE MUSICALE
In psicomotricità obiettivi e pratica si fondono poiché gli scopi diventano anche i mezzi. Infatti si punta a rendere le persone esseri in grado di comunicare, creare e decentrarsi. Si potenziano i canali comunicativi attraverso vie alternative e molteplici di espressività; si stimola la creatività attraverso l'improvvisazione, l'opportunità di scelta, l'utilizzo di materiale non strutturato; si promuove il decentramento attraverso l'ascolto dell'altro, la condivisione, l'esplicitazione e la padronanza delle emozioni.
Se riteniamo parole chiave dell’animazione musicale la crescita - intesa come cambiamento evolutivo e positivo -, la reciprocità - per cui le persone diventano risorse l’una per l’altra - e l’intenzionalità - quale sviluppo di progettualità - ritroviamo esattamente i tre punti cardini dell’intervento psicomotorio vale a dire: decentramento, comunicazione e creatività.

PROGETTO D’INTERVENTO DI ANIMAZIONE MUSICALE
La musica facilita l’emergere di stati di coscienza meno strutturati e pertanto irrazionali. La qualità dell’esperienza uditiva, rispetto a quella visiva, è più ambigua in quanto il suono può assumere sfumature variabili di significato assai più rilevanti.
L’ambiguità permette la regressione e l’emergere di materiali pulsionali primitivi.

Finalità
Con questo laboratorio si punta prevalentemente a far vivere ai ragazzi esperienze coinvolgenti affinché le potenzialità espressive di ciascuno possano venire alla luce. Si stimola la creatività e si fa prendere coscienza dell’importanza e della bellezza della diversità.

Obiettivi generali
Socializzazione/ integrazione/autorealizzazione

Obiettivi specifici
1. Sviluppare la capacità di accettarsi diversi ed uguali nella dimensione musicale
2. Esprimere attraverso la musica le proprie emozioni
3. Potenziare abilità di tipo creativo in ambito musicale

Metodologia
Vengono formati gruppi di ragazzi omogenei per età.
L’intervento si articola in attività imperniate sull’ascolto attivo, sulla partecipazione spontanea o guidata e sull’improvvisazione.

Strumenti
Brani musicali registrati; strumenti a percussione; il corpo ed il movimento; materiale psicomotorio.

Indicatori
Quasi tutte le valutazioni in itinere e di risultato sono di tipo soggettivo in quanto attinenti ad una finalità rieducativa-terapeutica.
Pertanto ci si basa non tanto sulla qualità del prodotto cioè sul risultato estetico quanto piuttosto sull’atteggiamento dei soggetti oltre che sull’apprendimento di nuove competenze legate alla musica.

L’ESPERIENZA
L’esperienza sul campo riguarda un gruppo di cinque ragazzi Down in età adolescenziale con i quali ho fatto un percorso che si è articolato in due anni successivi partendo dall’ascolto attivo di alcuni brani musicali.

La proposta ed il percorso
Il primo anno ho pensato di proporre ai ragazzi una delle esperienze fatte a Lecco. Si trattava di ascoltare alcuni brani musicali e di interpretarli facendosi raccontare una storia. Ho integrato questa tecnica con la pratica psicomotoria per cui la verbalizzazione diventava lo spunto per costruire la scena e drammatizzare il racconto.
La rappresentazione finale, che si configurava come festa di fine attività del gruppo, è stata molto gradita dai ragazzi ed apprezzata dai genitori per cui ho ritenuto di continuare sulla stessa strada anche l’anno successivo apportando quelle modifiche che rendessero il prodotto interamente opera dei ragazzi.
Pertanto il lavoro è stato impostato un po’ diversamente.
Ho cercato con molta attenzione dei "moduli" musicali che consentissero il più facilmente possibile un’interpretazione narrativa ed ho optato per dei brani tratti da colonne sonore di film.
Diversamente dall’anno precedente ogni ragazzo doveva essere autore di un intero racconto e pertanto ho registrato alcuni brani musicali, diversi per ognuno di loro, su di una cassetta personale.
Ho iniziato facendo ascoltare attentamente i primi brani in cui dovevano distinguere tra ritmo, melodia o assenza di entrambi Per permettere loro di interiorizzare queste distinzioni su cui poi ragionare per costruire le scene, sono partita dal far vivere loro col corpo la musica.
Seguiva un secondo ascolto ed il protagonista della seduta interpretava la "sua" musica facilitato, come l’anno precedente, da una griglia preparata da me. La sua interpretazione veniva scritta da tutti sul proprio quaderno.
Il ragazzo incaricato costruiva la scena e attribuiva le parti.
Prima del termine della seduta tutti dovevano disegnare su di un foglio come era stato disposto il materiale.
Al ragazzo/regista veniva consegnata la cassetta con l’incarico di scrivere a casa il testo apportando tutte le modifiche che avesse voluto per migliorare la sua storia. La fotocopia del testo corretto sarebbe stato distribuito ai compagni la volta successiva.
Durante la settimana doveva pensare al titolo ed ai vestiti da indossare. Prima della rappresentazione finale avrebbe dovuto preparare dei cartelloni da posizionare nella palestra con la scritta dei vari luoghi in cui si svolgeva la scena.

Valutazioni
Tutti i ragazzi hanno partecipato con entusiasmo alla proposta. Si sono impegnati ed hanno prodotto da soli tutto quanto riguardava la rappresentazione: testi, scenografia, cartelloni. Hanno collaborato accettando le parti assegnate dai compagni dimostrando autocontrollo e capacità di mettersi in gioco.
L’apporto creativo è stato rilevante per dei soggetti a cui non viene mai chiesto un apporto personale.
I risultati ottenuti sono andati ben oltre le mie aspettative in termini di partecipazione, di capacità di aspettare il proprio turno, di ascolto dell’ "altro", di impegno personale, di interpretazione degli stimoli sonori e di traduzione in immagini e racconti.

CONCLUSIONI
La qualità del prodotto finale può essere esteticamente criticabile, ma trattandosi di finalità rieducative-terapeutiche è soprattutto l’atteggiamento dei soggetti che diventa l’indicatore dell’efficacia di questo intervento di animazione musicale.
In qualsiasi relazione d’aiuto ciò che conta non è il "bello", ma il "buono", vale a dire ciò che permette un cambiamento positivo nelle persone in termini di autoaccettazione e di crescita personale impossibile da quantificare e valutare dall’esterno.

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